Non bastano regole e multe per salvare la nostra privacy

Le autorità Ue mettono un argine ai colossi del digitale ma i dati personali in rete devono avere un prezzo

Dal 25 maggio entra in vigore una nuova normativa sulla privacy digitale, che la Commissione europea ha varato due anni fa. In tempi, si puó dire, non sospetti. Quando cioè Cambridge Analytica ancora non esisteva. Ma quando era già ben noto a tutti coloro che fanno parte del settore digital, che i nostri dati fossero una ricchezza. E che di questa ricchezza qualcuno poteva abusarne. Le felpette della Silicon Valley, permettete la semplificazione, ci trattano un po' come i conquistadores trattavano i nativi americani: ci trattano come dei selvaggi dotati di grande ricchezza. In queste ore la vostra posta elettronica è riempita di mail che partono da Facebook, Sonos, Apple, WhatsApp e tanti altri giocatori globali che ci avvertono di quanto siano buoni e di quanto ci tengono alla nostra privacy. Balle. Ovviamente. Si tratta solo di rispettare la legge, pesante, che ha fatto la Commissione europea e che appunto entra in vigore nelle prossime settimane, e che se non dovesse essere rispettata comporterebbe multe salate. È la stessa attitudine, per intenderci, che abbiamo adottato sui cosidetti cookies. Sono quei semini che vengono piantati sui nostri computer e che ricordano ai proprietari dei siti i nostri comportamenti. Ebbene, sono anni che siamo martoriati dalla finestrella burocratica che ci chiede di accettarli, cosa che ovviamente e passivamente facciamo. Così come accettiamo le condizioni di aggiornamento dei sistemi operativi dei nostri telefonini senza avere la più pallida idea di che cosa stiamo accettando.

Facciamola semplice. È in corso una gigantesca e sotterranea battaglia tra i proprietari delle tecnologie e i proprietari (cioè noi stessi) delle informazioni che ci riguardano.

Le autorità comunitarie stanno cercando di mettere un argine allo strapotere delle felpette. Che fino ad ora ci hanno fregato al modo dei conquistatores. Ci hanno dato servizi molto utili (lo sono davvero) dalle mappe alle bacheche per l'amicizia, dalle informazioni al tempo, prendendosi in cambio informazioni su di noi. Che in modo aggregato vendono a tutti coloro a cui possono essere utili. Quante persone in questo momento sono a Milano, quante hanno meno di 25 anni e amano la birra, quante hanno chiesto informazioni su un libro e gli esempio sono infiniti. C'è poco da scandalizzarsi per Analityca e Facebook: si tratta del cuore della nuova rivoluzione digitale. È come se alla fine dell'800 i produttori di carrozze se la fossero presa con gli inventori dei carburatori, quando la rivoluzione era quella del motore a scoppio.

Detto questo, non siamo del tutto certi che la norme e le sanzioni comunitarie siano la strada giusta. Per carità: le authority fanno il loro mestiere. Ma fino a quando non ci renderemo conto noi per primi che le informazioni su noi stessi, sui nostri comportamenti, sui nostri gusti sono preziosi e meritano di avere un prezzo, fino a quando non ci sarà questa consapevolezza non basteranno le attenzioni della mamma-Stato. In questo processo i grandi operatori, le felpette per intenderci, adottano un doppio registro. Da una parte fanno finta di essere rispettosi della privacy, dall'altra cercano di sfruttare la nostra inconsapevolezza fino a quando possono. Vi faccio un esempio minore di questa loro doppia faccia. Gran parte dei nostri telefonini ha il sistema operativo made in Google, android. La sua ultima versione (quella ad esempio montata sugli ultimissimi Samsung S9) ha un blocco. Quello che si applica ai produttori di terze parti che fino a ieri ci vendevano delle piccole applicazioni con cui registrare le telefonate (la più famosa Call Recorder). Insomma, se oggi montate quel piccolo software sarà registrata la vostra voce, ma non quella del vostro interlocutore: motivi di privacy. Quanto sono etici e corretti i manager di Google, che impediscono ai singoli si registrare le proprie telefonate. Peccato che loro invece registrino, bene inteso con il nostro lockiano tacito consenso, tutto ciò che facciamo, financo le esitazioni che abbiamo nel fare richieste vocali alle loro intelligenze artificiali. Sia chiaro, alle felpette, si sono unite tutte le grandi corporation: dalle banche alle società elettriche, dalle compagnie telefoniche ai grandi distributori.

Insomma, per vivere in questo secolo dobbiamo imparare a rapportarci ai nuovi potenti mezzi digitali e non possono bastare le regole e le giuste sanzioni comunitarie.