Tutte le incognite del rilancio Alfa

In pochi anni Marchionne deve sviluppare la gamma e quintuplicare le vendite. La sfida sull'efficienza degli impianti

L'Alfa Romeo 4C, biglietto da visita del marchio negli Usa

Alfa Romeo croce e delizia per Sergio Marchionne. Il rilancio del prestigioso marchio milanese rappresenta la nuova grande sfida per l'amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles che il prossimo 1 agosto benedirà la nascita ufficiale del nuovo gruppo automobilistico globale. L'operazione Alfa, chiamata a riportare il Biscione a competere con le prime della classe nel segmento premium, si presenta tanto ambiziosa quanto molto complessa, per non dire miracolosa se portata a termine come previsto dal piano di rilancio. E Marchionne, da pokerista che ama giocare al buio, lo sa bene. Non sono poche, a questo proposito, le incognite che si presentano. Prima tra tutte, quella di riuscire a sviluppare una gamma, ridotta ora a tre soli modelli (MiTo, Giulietta e 4C), e far crescere i volumi a circa 400.000 unità in due soli anni, tra il 2016 e il 2018, biennio nel quale si concentreranno i lanci. Per la precisione, come ci ricorda l'ultimo studio sull'automotive di AlixParners: da 67.000 unità registrate nel 2013 a 154.000 previste nel 2018 nell'area Emea (Europa, Nord Africa e Medio Oriente); da 6.000 a 104.000 nell'Apac (Asia-Pacifico); da 0 a 141.000 tra Nord America e Canada (Nafta); e da 0 a un migliaio nel Sud America (Latam). «La parte preponderante delle novità previste nel piano Alfa Romeo - interviene Giacomo Mori, managing director di AlixPartners - riguarda i segmenti D ed E, a partire dalla gamma Giulia, finora l'unica certezza relativa al rilancio del marchio con la berlina e il crossover, e il ritorno dell'ammiraglia». Tutti modelli, comunque, che vedranno la luce dal 2016 e che, al 2018, conteranno per 120.000 unità.
E mentre il Biscione si prepara a uscire gradualmente dal segmento mini-small cars, quello di MiTo per intenderci, a fine piano la rinnovata Giulietta (2016) grazie allo sbarco nel Nafta vedrà i volumi salire da 53.400 del 2013 a circa 205.000. A cui andranno ad aggiungersi quelli dei futuri D Suv (49.000) ed E Suv, di taglia maggiore (11.000), nonché quelli delle cosiddette specialities, ovvero la 4C Coupé e Spider e un nuovo modello di nicchia (9.000 unità). Tante novità, come si vede, ma in un tempo ristrettissimo, con il chiaro obiettivo di recuperare il tempo perduto e ridare smalto a un brand per troppi anni abbandonato a se stesso. Il rischio che Alfa Romeo scomparisse o finisse in mani straniere è sempre stato elevato, e la conferma arriva proprio dai recenti rumors provenienti dalla Germania (Volkswagen).

Ma ora Marchionne gioca il tutto per tutto, e tra il 2013 e il 2018, come rileva lo studio di AlixPartners, punta a una crescita dei volumi che si avvicina a quella compiuta dalle rivali Audi e Bmw tra il 2008 e il 2013, «con la differenza - sottolinea Mori - che i due gruppi tedeschi sono partiti da una base premium consolidata con 10 e 9 modelli in gamma rispettivamente (da 1.019.000 a una stima di 1.500.000, quindi più 481.000 unità per Audi; e da 1.200.000 a 1.660.000, con 460.000 unità aggiuntive per Bmw), mentre per Alfa Romeo la base di partenza è di circa 76.000 unità vendute nel 2013 con l'obiettivo di raggiungere quota 400.000 nel 2018 grazie all'aggiunta di 324.000 vetture».
Se Marchionne riuscirà nell'impresa tanto di cappello, tenendo conto che l'ad di Fca deve ancora fare chiarezza sulla destinazione produttiva dei futuri modelli, anche se si dà quasi per scontato che Giulia e le sue declinazioni nasceranno a Cassino, e che Mirafiori ospiterà l'ammiraglia e i Suv (incluso il Levante di Maserati), mentre a Modena resteranno le specialities insieme alle produzioni del Tridente. Resta il fatto che, oltre all'urgenza di dare un volto concreto al rilancio del Biscione, per Fca si pone il problema di portare velocemente le fabbriche italiane a un livello di saturazione accettabile, superiore al 75%, limite sotto il quale - puntualizza AlixPartners - la produzione avviene in perdita. E nel 2013 non c'è stato un impianto italiano di Fca redditizio, con Mirafiori maglia nera (solo il 15% di saturazione), mentre Melfi e Pomigliano (65% e 54%) pur comportandosi meglio, sono rimasti al di sotto della soglia spartiacque. Con l'iniezione delle nuove Alfa Romeo la situazione dovrebbe migliorare: nel 2018 per gli impianti coinvolti (Cassino, Mirafiori e Modena) la saturazione prevista sarà, rispettivamente, del 100%, 70% e 98%. E al 100% saranno anche Melfi (Fiat-Jeep) e Grugliasco (Maserati).