Ecopass, meno code ma un grande ingorgo giudiziario

Sull'efficacia dell'«ecopass» nella riduzione del traffico e delle polveri sottili dibattono da mesi contrastanti scuole di pensiero: gli ottimisti, i rassegnati, i tartassati e gli ambientalisti a giorni alterni. Si prevede che non riusciranno a formulare una teoria condivisa, ma su un punto potrebbero essere subito d'accordo: l'ecopass forse non ha ridotto code e imbottigliamenti stradali, ma certamente ha creato un megaingorgo negli uffici dei giudici di pace, già duramente provati dalla litigiosità corrente. Questo settore della giustizia è stato investito da una valanga di ricorsi che ancora non è possibile nemmeno contare, tutti presentati per contestare le multe dell'ecopass. Se si considera che da gennaio a oggi sono state elevate circa 400mila contravvenzioni per l'attraversamento abusivo dell'area con ticket si ha un'idea della situazione. E pare che tanti ricorsi siano fondati: automobilisti multati più volte nello stesso giorno, formulazioni vaghe sul punto della presunta violazione e via contestando.
La verità è che la macchina montata dal Comune per creare e far rispettare l'ecopass ha cominciato a funzionare in gennaio con scricchiolii, ambiguità, con un sistema di pagamento del ticket farraginoso. Si è avuta l'impressione che la fretta di avviare l'esperimento sia stata, come al solito, una mediocre consigliera. Di qui la marea di controversie annunciate. C'è chi sostiene che adesso le cose vadano meglio, ma il passato non si cancella, s'impugna.
Per moltissimi automobilisti, dunque, e per i giudici di pace, si annuncia un autunno caldo. Tanti cittadini, già inquieti per il costo del pieno, sono già sotto stress per l'esito del ricorso e mettono in conto consultazioni legali, code, lunghe attese. Ma non è anche questa una forma d'inquinamento - psicologica - che bisognerebbe evitare?