Eternit, Casale rinuncia all'offerta degli svizzeri

Il comune dell'Alessandrino ha rifiutato l'offerta fatta dalla multinazionale dell'amianto. Sentenza attesa per il 13 febbraio

La Giunta comunale di Casale Monferrato ha rinunciato ai 18 milioni di euro offerti da Stephan Schmidheiny, a titolo di transazione nel processo Eternit.

Il maxiprocesso, che vede coinvolti come imputati lo svizzero Stephan Ernest Schmidheiny e il belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, arriverà a sentenza il 13 febbraio e deciderà sulla morte di migliaia di persone decedute dopo aver lavorato nei quattro stabilimenti italiani della multinazione elvetica produttrice di amianto. I fatti contestati vanno dal 1952 al 2008.

La scelta dell'amministrazione comunale - spiega una nota - di rifiutare la proposta presentata dalla Becon A.G. per conto di Schmidheiny e di proseguire quindi secondo la strada delineata insieme ai ministeri della Salute e dell'Ambiente "nel corso dell'incontro tenutosi a Roma lo scorso 26 gennaio", arriva dopo che il comune Alessandrino aveva riflettuto sulla possibilità di prendere in considerazione l'offerta. Le motivazioni iniziali dipendevano dalla difficoltà (e dall'incertezza) di un risarcimento da ottenersi rimanendo parte civile nel processo.

Sempre nella nota del Comune si legge l'impegno "perché l'emergenza che vive la città torni oggetto dell'interesse pubblico". Con questo spirito Casale ha "accolto nell'intervento del ministro Renato Balduzzi la possibilità di ottenere da parte dello Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria di Casale Monferrato" e rifiutato l'offerta in denaro.

Ora l'obiettivo è la stipula di un accordo che impegni sia lo Stato che le amministrazioni locali a risolvere l'emergenza.