Fatture false, due arresti e tredici denunce

Marco Pirola

Il meccanismo non era certo nuovo, ma ben consolidato. Una fabbrica di fatture false legata al commercio dei materiali ferrosi che hanno particolari agevolazioni e che consentiva ai clienti di scaricare Iva e Irpef, frodando in questo modo il Fisco. Già visto altre volte, ma l’operazione stroncata dalle Fiamme Gialle briantee è la più importante degli ultimi anni se non altro per il volume d’affari illegale scoperto. Oltre 33 milioni di euro e Iva non dichiarata per mezzo milione di euro. «Waste paper», in italiano carta straccia. Così gli uomini della Guardia di Finanza di Monza hanno battezzato l'operazione che ha portato all'arresto di due uomini e alla denuncia di altre 13 persone con l’accusa di false fatturazioni, evasione dell'Iva e dell'Irpef e riciclaggio di denaro. Anni di evasione scoperti dopo una paziente indagine dai finanzieri. Il meccanismo ruotava intorno a un'azienda con sedi a Monza e Lissone, la «Metalberio» di cui erano titolari i due arrestati, Angelo Alberio, 65 anni, e Vito Ferruccio, 47 anni. L’azienda brianzola formalmente commerciava in rottami ferrosi e di altra natura. In realtà la ditta era solo una «cartiera», la cui attività era la produzione di false fatture che avevano come scopo l'evasione dell'Iva da parte delle aziende per conto delle quali la Metalberio faceva da intermediario per l'acquisto di rottami dall'estero, in modo da creare finti crediti di imposta da scaricare sulle tasse. Non era però una semplice «fabbrichetta». Nel giro d’affari erano infatti coinvolte 16 aziende con sede in Brianza, nel Bresciano, in Piemonte e in Veneto. Le indagini, iniziate nel marzo 2005, si sono concluse pochi giorni fa: sono state dirette dal maggiore Claudio Sciarretta e coordinate dai magistrati Vullo e Mapelli della Procura di Monza.