I rosiconi

Da Cuperlo ad Alfano, da Fassina a Grillo: ecco il club di chi non accetta la sconfitta. Ma sono Berlusconi e Renzi ad avere in mano il vero capitale. Quello dei voti

Chi sono i «rosiconi»? Sono quelli che non accettano la sconfitta, che non ne prendono atto, che sviliscono la mossa dell'avversario. È un'espressione romanesca, ma mai come adesso rischia di diventare una categoria della politica. Ti «rodi», ti consumi di rabbia e di invidia. E in politica, come nella vita, significa che non ti resta altro. Sei inerme. Non riesci a trovare altre strade per spiazzare a tua volta gli avversari. Sei un uomo a terra e non vedi futuro. È quello che sta accadendo dopo il patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi. Le parole di Fassina e Cuperlo, di Alfano e Cicchitto, di Grillo e di quel che resta dei montiani o di mammasantissima delle cattedrali laiche come Scalfari mostrano che non sanno trovare una risposta politica. Sono due volte sconfitti.

Eppure la mossa dei due non solo è la più razionale, ma è anche legittima. Renzi e Berlusconi posseggono la gran parte del capitale democratico. Il capitale della democrazia sono i voti. L'Italia da tempo è in un vicolo cieco, vittima di uno stallo politico. Non c'è una maggioranza che può governare. Che fai? I due pensano: mettiamoci d'accordo per definire le regole del gioco e poi ripartire. Lo fanno in due perché il terzo «capitalista» non cerca il dialogo. Cosa possono fare gli altri, i partiti piccoli e medi? Partecipare. Dire la loro e mettere la firma sotto quello che potrebbe essere il passaggio fondamentale verso la Terza Repubblica. Le porte sono aperte.

La reazione finora è stata invece sterile: indignarsi, gridare che non si possono incontrare. Rosicare, appunto. Che senso ha quello che dice Fassina? Il Pd deve mettere ai voti la scelta di Renzi. Ma il Pd ha già scelto. Ha scelto il segretario. Puoi sfiduciarlo, puoi non riconoscerlo e andartene, con l'ennesima scissione, ma non puoi chiedere che ogni suo atto venga controfirmato dalla piazza: l'eccesso di democrazia paralizza i leader. Alfano alza la voce e dice che non si farà asfaltare. Ma dimentica che il primo che non vuole cancellarlo è proprio Berlusconi. La realtà è che la sua scommessa è andata male. Non può rivendicare il ruolo di leader del centrodestra. Non può perché non lo è. Non può perché non ha i voti. I fatti al momento sono questi. Quei due hanno aperto una strada politica verso il futuro. Che faranno gli altri? La risposta non può che essere politica. Se invece continuano a rosicare, allora, francamente, sono morti.