Cibo ed energia alternativa dagli scarti agricoli: una nuova tecnologia

Gli impianti Hyst utilizzano biomasse per produrre biometano e farina. L'obiettivo è installarli in Africa, ma tutto è bloccato da una complessa vicenda giudiziaria

Una scoperta che si annuncia rivoluzionaria nel campo delle bioenergie e dell'alimentazione. È la tecnologia Hyst (Hypercritical Separation Technology) che, spiegano i promotori, è in grado di produrre farine con alto valore nutrizionale e biocarburante di seconda generazione da biomasse di scarto, cioè dal cruscame uscito dalla lavorazione del grano e dalla paglia dei cereali. Il sistema consiste nel far "scontrare" le materie prime in particolari e brevettati macchinari, per disaggregare i componenti e ricavarne le proprietà "nascoste". Precisa Pier Paolo Dell'Omo, presidente dell'associazione Scienza per amore, che promuove il progetto, e docente di Fisica tecnica industriale alla Sapienza: "Hyst è un sistema in grado di 'smontare' la struttura di materiali vegetali per poterne estrarre specifici componenti, i quali trovano utilizzo nel settore alimentare, dei biocarburanti, della chimica verde. Hyst funziona facendo scontrare ad alta velocità i frammenti del materiale processato, appositamente accelerati da getti d'aria. Gli scontri scindono la struttura, il che consente di ricavare i vari componenti".
Quali le applicazioni? "Con questa metodologia - continua l'esperto - dai sottoprodotti dell'industria molitoria (la lavorazione dei cereali, ndr), cioè la crusca, si possono separare amido, proteine e vitamine che costituiscono una farina dall'eccezionale valore alimentare la cui produzione e commercializzazione ha già avuto il via libera dei ministeri competenti. Nel campo dei biocarburanti invece il sistema Hyst consente di trasformare agevolmente scarti e residui agricoli in carburanti di seconda generazione. In particolare il biometano ottenuto con questa tecnologia sarà più economico degli attuali benzina e diesel e consentirà di creare una filiera in grado di assorbire CO2 dall'atmosfera. In più si creerebbero oltre 10mila nuovi posti di lavoro nel Paese e sarebbe garantito il 40% dei consumi di benzina, utilizzando semplicemente i materiali scartati dalle attività agricole".
La sperimentazione dura da oltre vent'anni e nasce dall'invenzione dello scienziato Umberto Manola. Scienza per amore, attraverso la società BioHyst, ha brevettato la tecnologia nel 2009, ha costruito gli impianti e ha messo in campo il programma umanitario "Bits of future: food for all" (Frammenti di futuro: cibo per tutti). L'obiettivo è impiantare la tecnologia nei Paesi africani afflitti dalla malnutrizione. Già alcuni Stati sono pronti a collaborare, dal Ciad, alla Somalia, al Senegal. Qui gli impianti verrebbero installati gratuitamente e utilizzando materie prime locali, grazie ai fondi ricavati dalla commercializzazione nei Paesi industrializzati del biometano che è compatibile col settore dei trasporti. L'impatto ambientale inoltre è praticamente nullo, mentre i costi di gestione sono molto limitati. Le attività dell'associazione hanno suscitato l'interesse, oltre che di alcuni imprenditori italiani, anche di enti e istituzioni come il Cnr, Confindustria energia, il ministero dello Sviluppo, la Banca mondiale, l'Unione petrolifera, e il corretto funzionamento degli impianti è stata riscontrata tra l'altro dall'Università di Milano.
Ma c'è un risvolto degno di un libro giallo. Tutto il sistema è bloccato da due complesse vicende giudiziarie. Il punto di partenza, tre anni fa, è in entrambi i casi la denuncia di ex soci (dell'allora associazione Re Maya) e loro figli. Le indagini sono state portate avanti dagli agenti dell'VIII Gruppo della Polizia municipale di Roma. I filoni sono appunto due. Da una parte c'è l'accusa di truffa a carico di Danilo Speranza, promotore dell'intero progetto. Procede la Procura di Roma. Dall'altra c'è la pesante accusa di violenza sessuale ai danni di due ragazzine sempre a carico di Speranza. Arrestato nel 2010 su ordine della Procura di Tivoli, ha scontato un anno e mezzo di carcere preventivo e sei mesi di domiciliari. È in corso il processo di primo grado.
Il processo per truffa invece non è partito. Anche perché di recente il pm titolare dell'inchiesta, Roberto Staffa, è finito a sua volta in manette per un presunto giro di favori in cambio di sesso. Le indagini vanno avanti da tre anni e gli impianto Hyst restano sotto sequestro. L'istanza di dissequestro presentata da Scienza per amore è stata respinta. Nel frattempo l'associazione è diventata per i media una setta i cui adepti sarebbero stati manipolati dal "guru" Speranza per trarre vantaggi economici. Oltre alle perizie tecniche sul corretto funzionamento dei macchinari i difensori hanno presentato prove che dimostrerebbero l'assenza del Dna di Speranza sui reperti forniti dalle vittime della presunta violenza e la sua disfunzione erettile certificata clinicamente. I documenti difensivi di Scienza per amore parlano apertamente di "indagini inquinate" e di "accuse non verificate" allo scopo di sabotare il progetto Hyst. Non mancheranno nuovi sviluppi.