Ilva, le verità nascoste dell'inchiesta

Milano è più tossica di Taranto. L’accusa parla di 386 morti, ma 140 non hanno nulla a che fare con l’inquinamento

La materia che stiamo per trattare è scottante e va presa con le pinze, tanto più in questo momento. Ci riferiamo all'Ilva di Taranto, accusata di produrre un inquinamento micidiale a causa del quale sarebbero morte centinaia e centinaia di persone: cancro ai polmoni. La fabbrica, tra le più importanti d'Europa nel settore dell'acciaio, rischia addirittura di fare una brutta fine: è in corso un'inchiesta della magistratura, dalle cui carte emerge una situazione drammatica tale che, se fosse confermata da una sentenza di condanna, la speranza di salvare l'azienda si ridurrebbe al lumicino.
Naturalmente noi non abbiamo le conoscenze scientifiche necessarie per esprimere giudizi in merito. Ma leggendo i documenti abbiamo constatato alcune incongruenze tali da suscitare dubbi sulla fondatezza delle responsabilità attribuite ai gestori dello stabilimento. Tra l'altro, nei giorni scorsi il commissario dell'Ilva, nominato dal governo, Enrico Bondi (già collaboratore dell'ex premier Mario Monti e risanatore della Parmalat) ha inviato una lettera ai vertici della Regione Puglia in cui, riassumendo le osservazioni di quattro consulenti dell'impresa, fa notare che non esistono prove certe che l'elevato numero di decessi sia rapportabile alle cosiddette polveri sottili emesse dagli impianti industriali.

Non l'avesse mai fatto: Bondi è stato travolto dalle critiche. Vari partiti, tutti impegnati in una gara a chi è più ambientalista, si sono sollevati all'unisono per protestare contro il commissario reo di aver contraddetto le tesi colpevoliste. Essi non hanno tenuto conto che Bondi era considerato all'unanimità l'uomo più adatto alla luce del suo impeccabile curriculum, a risolvere i problemi. Non siamo in grado di accertare se abbia ragione lui o il gruppo dei suoi improvvisati detrattori: rimane il fatto che chiunque osi manifestare perplessità sull'effettiva dannosità delle scorie dell'Ilva viene messo al bando quale complice di Sorella Morte, benché la discussione sull'inquinamento a Taranto sia circoscritta all'ambito delle ipotesi.
Spulciando tra gli atti dell'inchiesta è difficile dare torto a Bondi: essi sono disseminati di contraddizioni meritevoli di attenzione. La più grossolana è contenuta in una perizia acquisita dall'Ufficio del giudice per le indagini preliminari, Patrizia Todisco, dove si legge che i morti per cause naturali sono stati, in tredici anni, 386, un dato impressionante. Peccato che in un altro punto della documentazione si scopra che, invece, 140 dei 386 decessi denunciati, siano attribuibili a cause non naturali: cioè dovuti a incidenti stradali, suicidi eccetera. Le cifre sono state alterate di sicuro in buona fede, ma ciò non giustifica l'errore, soprattutto non giustifica la mancata correzione del medesimo, visto che le conclusioni sono state tratte dal quadro statistico falsato.
In un'altra perizia ordinata dal Tribunale si sostiene che le sostanze nocive per essere tollerabili non devono superare il limite di 20 milligrammi per metro cubo, come raccomanda - o sogna - l'Organizzazione mondiale della sanità. Ma uno degli stessi autori, in un altro documento riguardante una consulenza richiesta dalla Regione Lombardia, afferma che la media annua e tollerabile delle polveri sottili è di 40 milligrammi per metro cubo, esattamente come recita la disposizione europea tramutata in legge dall'Italia.

Da sottolineare che la media delle sostanze tossiche emesse dall'Ilva non è mai andata oltre il limite fissato dalla citata legge. Quindi non si capisce in che cosa consistano le presunte violazioni commesse dalla fabbrica in questione. Immagino che le obiezioni di Bondi - che non è l'ultimo arrivato - sorgano anche dagli elementi che abbiamo riportato in sintesi e con un linguaggio semplice. C'è da aggiungere, per rimarcare la confusione regnante in questo campo, una curiosità. Legambiente, nel 2012, ha elaborato una ricerca su scala nazionale relativamente al Pm10 (polveri sottili) da cui si evince che, nella classifica delle città più inquinate, Taranto figura al 46° posto. Milano, per intenderci, è in vetta insieme con Torino, seguite da Verona, Alessandria e Monza.
L'incidenza delle sostanze tossiche presenti nell'atmosfera sulla mortalità non è mai stata misurabile né lo sarà, presumibilmente, per parecchio tempo ancora. Milano, per esempio, pur avendo un'aria irrespirabile, in teoria, in pratica offre ai suoi abitanti le migliori aspettative di vita: sotto il Duomo si campa più a lungo che sotto le Dolomiti. Ergo, andiamoci piano con i catastrofismi degli ambientalisti professionali. Se anche la magistratura si lascia influenzare dai luoghi comuni e dai luogocomunismi della vulgata, seguiteremo a morire, e moriremo poveri.

Commenti

killkoms

Mer, 17/07/2013 - 13:54

taranto ho goduto di una elevata concentrazione di attività industriali che ovviamente non potevano non lasciare il segno,ma non si possono dare tutte le cope all'ilva!basti pensare a pessime abitudini alimentari locali,come mangiare le cozze crude..!

Ritratto di pisistrato

pisistrato

Mer, 17/07/2013 - 15:22

Personalmente ho il fondato sospetto che se si dovesse mettere a norma l'Ilva, la produzione di acciaio non sarebbe più remunerativa in Italia....

Ritratto di ferdnando55

ferdnando55

Mer, 17/07/2013 - 15:22

dare tutte le colpe all'ilva no, ma dare molte colpe ai vari padroni che non hanno mai fatto nulla per rendere la fabbrica piu' sana si puo', si deve e si fara'! il dio denaro non puo' vincere sempre!

petra

Mer, 17/07/2013 - 15:39

Se l'Ilva chiude per l'inquinamento, tutte le fabbriche del nord, dove l'inquinamento è maggiore dovrebbero chiudere. Ho sempre pensato che quello che vogliono a Taranto è chiudere la fabbrica per poi mantenersi con il risarcimento dei danni che chiederanno all'ILVA. Ecco perchè il fermo da parte della magistratura di 8 miliardi. Mica male!

uprincipa

Mer, 17/07/2013 - 15:52

Carissimo Feltri, ma da dove si è informato????? C'è stato uno Studio fatto nel 2012 e commissionato dal Ministero della Salute dal titolo “Ambiente e salute a Taranto: Evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica” , le cui 102 pagine dicono che a Taranto si muore di più che nel resto della regione. . Precisamente il 10% gli uomini, e il 7% le donne. Per i bimbi nel primo anno di vita, il 20% in più del resto della Puglia. Dicono, poi, che si muore di cancro maggiormente, sempre rispetto al dato regionale: 11% per gli uomini, il 12% per le donne. Guardando alle singole patologie, la mortalità registra picchi preoccupanti: +145% per il mesotelioma pleurico, il cancro causato dall’esposizione prolungata all’amianto, +37% per i linfomi non Hodgkin, + 28% per il tumore del fegato. L’incidenza dei tumori è del 30% superiore alla media per gli uomini e del 21% per le donne. Numeri, questi , corretti tutti dal cosiddetto indice di deprivazione. Un coefficiente che “pondera” le statistiche in un funzione di parametri socio-economici. E che le abbassa sensibilmente, spiegando anche in parte i diversi valori usciti comunicati dal ministero (più bassi, corretti con l'indice di deprivazione) e dalle associazioni (più alti, senza). Nel caso dei mesoteliomi ad esempio, negli uomini l'indice "grezzo" segna un +419%. Nelle donne i tumori al fegato +75%, al corpo utero superiore +80%, ai polmoni +48%, allo stomaco +100%...etc... Gli bastano????

unosolo

Mer, 17/07/2013 - 15:53

la produzione industriale della ILVA non andava fermata per legge , dovevano intervenire con sollecitudine per iniziare al prima possibile la messa a norma di tutto l'impianto , magari con alternanza di chiusura di linee senza chiudere del tutto sia i forni che lo spostamento del materiale in deposito , invece abbiamo fermato anche lo spostamento del semi lavorato se non erro , a volte i magistrati si devono rendere conto del danno sia agli operai che della città oltre quello della azienda in genere

petra

Mer, 17/07/2013 - 15:57

ferdnando55 Mi risulta che il padrone prima di questo fosse lo Stato, che se n'è guardato bene dall'intervenire sull'inquinamento della struttura, scaricando invece la patata bollente sull'attuale.

Nadia Vouch

Mer, 17/07/2013 - 16:02

Ho udito oggi un interessante intervista col prof. Umberto Tirelli inerente la supposta relazione Taranto-maggior incidenza tumori. Egli ha spiegato che se nell'indagine non si prendono in considerazione molte altre variabili rispetto a quelle considerate da chi afferma che è colpa dell'Ilva, non si possono con certezza stabilire responsabilità specifiche a carico di un'azienda. Occorrerebbe considerare anche il contesto socio-culturale nel quale si è avuta una maggior incidenza della malattia, considerando per esempio le concause, quali l'abuso di alcol, di fumo, abitudini di vita a rischio in generale. Da parte mia posso dire che anche Parigi è splendida ma, se la guardiamo da una certa prospettiva,in certi orari, vedremo su di essa una grande e affascinante nube colorata: è smog. E ormai, questo vale per la maggior parte dei luoghi. Infine, è da considerarsi il rapporto costi-benefici: chiudere l'Ilva significa condannare alla miseria un numero indeterminato di persone.

Ritratto di miladicodro

miladicodro

Mer, 17/07/2013 - 16:05

Strano paese il nostro caro Dottor Feltri,dove la disinformazione la fa da sovrano e specialmente per quanto concerne i pochi siti produttivi rimasti è agghiacciante.La ragione di tutto ciò è dovuta al fatto che ogni qualvolta subentra un magistrato,apriti cielo,"l'hanno dichiarato costoro,non vorrete mettere in discussione le loro dichiarazioni,essi sono i soli rimasti a difesa di questo mondo di ladri"Sono nell'età della quiescenza e personalmente ho partecipato alla costruzione e manutenzione degli stabilimenti di Taranto,Bagnoli,Cornigliano,Piombino,Caffaro di Brescia(PCB)Augusta,Sarroc,senza le decine di paesi Esteri,sono sempre in contatto con colleghi di lavoro che hanno collaborato alla costruzione del quanto e la più parte dei colleghi persi durante il percorso della vita non avevano mai lavorato in questi siti e alcuni di loro partecipanti morti per crisi cardiache o tumorali nella norma o incidenti d-auto.Il problema è di continuare a far blaterare gli emuli alla pecoraro scanio e di convivere con gruppi alla scientologrill ineggianti a un mondo normale fatto di pannelli solari (smaltimenti impossibili)torri eoliche(quando non c'è vento vanno a fiato)auto elettriche (peggio del diesel) e cosi via.Chiudiamo anche Taranto,poi andiamo a comperare l'acciaio dai Cinesi o dagli Indiani dove gli operai muoiono a centinaia,ma sono talmente tanti che nemmeno i loro governi se ne preoccupano,tanto meno noi.A noi basta il nostro orticello,ormai senza sementi.Povera Itali,povero sig.Bondi,alla sua età la smetta di stare nel tritacarne,dia l'Ilva in mano ai magistrati di Taranto e così i Tarantini smetteranno di morire per tumore,moriranno di fame.

gigi0000

Mer, 17/07/2013 - 16:06

Per professione ho avuto a che fare svariate volte con tribunali, consulenze tecniche d'ufficio, perizie , memorie ed altri atti analoghi, che anch'io ho redatto. In molteplici occasioni ho constatato parecchie bestialità nei pareri dei periti dei tribunali. Pareri che però i giudici tenevano in debito conto nel giudizio di causa. Ne ho trovate anche di ineccepibili, ovviamente, ma sempre troppo poche. Non ho elementi, come Feltri, per controbattere il merito, ma le rivelazioni del Direttore dovrebbero essere sufficienti per mettere in forse tutto l'impianto dell'accusa.

Robin66

Mer, 17/07/2013 - 16:23

Egregio Dr. Feltri, La leggo con attenzione da diversi anni ed ho sempre condiviso le sue opinioni, ma in merito alle polemica Ilva credo abbia scritto una verità condizionata dalla teoria. Provo a spiegarmi. L’inquinamento prodotto dall’Ilva non lo si può leggere attraverso gli atti giudiziari o normativi, ma bisogna recarsi in quella città per poterlo comprendere. Negli ultimi mesi innumerevoli personaggi bipartisan si sono espressi sulla vicenda, ignorando totalmente la realtà. Tutti concordi nel salvaguardare la più grande acciaieria d’Europa e l’intera economia industriale del bel Paese. Però nessuno di questi soggetti ha mai visto l’Ilva, né sentito l’odore acre, né ha mai ascoltato l’inquietante rumore degli altiforni interrompere il silenzio della notte. Mario Bondi, ex amministratore delegato dell’Ilva, attuale commissario nominato dal Governo, sostiene che non c’è relazione tra i decessi in quella città e l’inquinamento prodotto dall’acciaieria. Anch’io, come Lei, non possiedo le conoscenze per poter rispondere a tale affermazione, però, purtroppo per me, posso dire che negli ultimi anni ho perso papà (57), suocero (66), zio (63) e cugina (53)…… tutti per TUMORE!!!!......Nessuno di loro fumava o beveva, ognuno ha lavorato e vissuto in contesti differenti, in comune avevano soltanto la residenza, Taranto. Personalmente non credo alle coincidenze. Anziché dare ragione a Bondi e chiedersi se a Taranto i decessi per tumore sono stati 140, 386 o 712, La invito invece a riflettere sui presunti tentativi di corruzione commessi dai vertici dell’azienda nei confronti di pubblici funzionari e politici locali e forse, se non vorrà farsi un giro nell’inferno di Taranto, le verità nascoste riuscirà ad individuarle anche nella pratica. Cordiali saluti.

benny.manocchia

Mer, 17/07/2013 - 16:24

Scusate:non ci ho capito niente! UN italiano in USA

Ritratto di wilegio

wilegio

Mer, 17/07/2013 - 16:51

Eh certo! Finchè l'ILVA era statale, andava tutto bene. licenza di uccidere, di inquinare, di fare qualsiasi cosa per un semplice motivo: lo stato non ha i soldi per risanare. come mai? Deve pagare e migliaia di inutili burocrati che a loro volta portano centinaia di migliaia di voti in cascina, quindi non ne avanzano per il resto. Poi l'azienda è stata privatizzata e a questo punto era ovvio che bisognava porre termine a questo stato di cose, perchè il privato guadagna, immeritatamente, un sacco di soldi e deve risanare. Lui non può dire che non ha i soldi. Facessero lo stesso percorso con l'MPS sarebbero credibili, ma non lo fanno, semplicemente perchè questi magistrati dipendono dalla politica (a senso unico) e sono pertanto un branco di buffoni in malafede.

Ritratto di ferdnando55

ferdnando55

Mer, 17/07/2013 - 16:58

petra. innanzitutto un imprenditore sa bene se c'e' qualcuno che gli sta "scaricando" addosso qualcosa e lo calcola, altrimenti non sarebbe un imprenditore. i riva hanno calcolato e sfruttato la pelle dei lavoratori per nascondere miliardi all'estero, dopodiche' che sia lo stato o un privato a me non interessa. mettano la fabbrica in sicurezza e paghino!

Pazz84

Mer, 17/07/2013 - 17:09

Sono tutte prese per i fondelli perchè altrimenti, in un paese serio farebbero come si fa in ogni paese civile. Si ammorta a ogni esercizio una parte degli utili per destinarla all'ammodernamento degli impianti (depurazione e bonifiche compresi). E' una delle basi che insegnano in economia aziendale. Se non metti da parte ogni anno i soldi per sistemare macchinari e impianti in futuro, la finisci come le industrie italiane, ad ammazzare cittadini e lavoratori perchè gli amministratori e i soci si devono fare qualche vacanza in più

Silvio B Parodi

Mer, 17/07/2013 - 17:13

Benny manocchia semplice: l'Ilva da lavoro a 30mila tarantini, ma inquina, se si chiude la fabbrica, 30mila famiglie senza lavoro, muore Taranto, se non si chiude l'Ilva muoino centinaia di lavoratori per tumore, cosa si può fare? BONIFICARE l'impianto di lavorazione del ferro. chiaro?

Ritratto di pisistrato

pisistrato

Mer, 17/07/2013 - 17:19

@benny.manocchia - te lo spiego io: meglio che ce ne rimaniamo all'estero che in Italia tira una brutta aria....

magiconic

Mer, 17/07/2013 - 17:24

Innanzitutto concordo pienamente con quanto scritto con estrema chiarezza da Uprincipa e Robin66. Leggo, con grande amarezza, che molti lettori scrivono senza avere la benchè minima conoscenza della realtà "reale", ivi compreso il dott. Feltri, che stimo molto, ma che questa volta mi ha deluso. Così come mi sorprende il post di Nadia Vouk, il cui equilibrio nei giudizi mi ha sempre colpito, ma che ora fa riferimento, come altri, ad aberranti abitudini di vita ed alimentari dei tarantini (bambini compresi, ovviamente). Credo che a Taranto nessuno vuole chiudere l'Ilva, ma tutti vorrebbero avere un'industria ben funzionante, ma non inquinante, come avviene in altre parti d'Europa!!

Nadia Vouch

Mer, 17/07/2013 - 17:51

Faccio un altro esempio scomodo: la ferriera di Trieste. Oggetto, da anni ed anni, di battaglie. Molti sostengono che essa sia responsabile di molte morti. Si trova in centro città, anche se in origine quello non era un luogo così tanto edificato. Chiediamoci allora come mai fu consentito di costruire interi complessi condominiali fino quasi all'ingresso della fabbrica. Là, tra fumate suggestive quanto inquietanti, abitano migliaia di persone. Là, lavorano centinaia di persone. L'inquinamento è evidente. Perché si edificò laddove forse non si doveva edificare?

killkoms

Mer, 17/07/2013 - 18:25

@wilegio,l'italsider,era 100.000 volte peggio dell'attuale ilva!i riva,con tutte le loro colpe,qualcosa hanno fatto!

lucia ip

Mer, 17/07/2013 - 18:30

Co le bustarelle sparse tra le varie amministrazioni pubbliche, non ultima la AUSL vendoliana, se so magnati l'opportunità di tenersi una grande industria, pe i cittadini che ci lavorano, pe il Paese e pe la salute de chi ce vive intorno, non solo abitanti ma agricoltori, allevatori....chissà se li fiji de sti bustarelloni vivono da quelle parti o vanno a cambià l'aria sulle Alpi.

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:53

pisistrato dici il vero l'iva essendo il monumento della sinistra deve rimanere in piedi ma non è più remunerativa se fosse messa a norma è un'azienda fatiscente non è stato mei rinnovato nulla e il sindacato non ha mai fatto niente in wuesta direzione...ora si va avanti con le falzità come sempre in italia

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:58

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:58

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:58

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:58

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:59

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:59

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:59

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

claudio faleri

Mer, 17/07/2013 - 18:59

nessuno ha mai detto la verità sull'ilva e non avverrà neppure ora, menzogne su menzogne per non ammettere che abbiamo in questso luogo aziende obsolete che producono tante malattie

antonoi51

Mer, 17/07/2013 - 19:06

Purtroppo manca, ai lettori commentatori, la conoscenza di una voce che gira negli ambienti politici del FVG. Cioè che a Taranto sono state fatte pressioni inenarrabili sulla procura da parte di un grosso stato europeo per la chiusura dell'ILVA. Che da tremendo fastidio alle acciaierie del grosso paese europeo. Come diceva Andreotti: a pensar male...

LaVeritàFaMale

Mer, 17/07/2013 - 19:41

ma tra tutti questi infallibili conoscitori della problematica industriale jonica ci sta anche qualche tarentino? Ho i miei dubbi, dato che NESSUNO ha menzionato l'ITALSIDER. Chi vive a Taranto, o chi la frequenta, sa benissimo che il grosso dell'inquinamento presente è stato in realtà diffuso dai vecchi e fatiscenti impianti siderurgici durante la gestione statale della struttura, non dall'attuale alla quale va il merito di aver drasticamente ridotto le emissioni inquinanti. Chi ha vissuto Taranto sia come cittadino che come turista ricorderà benissimo che 30-35 anni fa percorrere la SS 7 adiacente l'ITALSIDER significava attraversare una nube di fumi rossastri e che in certe giornate era necessario usare le spazzole per pulire il parabrezza. Da qualche anno questo fenomeno non c'è più. Decenni fa non esisteva alcuna preoccupazione sull'inquinamento atmosferico e delle falde, si buttava nell'aria qualsiasi fumo senza alcun filtraggio oltre che versare in acqua tutti i liquami ottenuti durante le lavorazioni. Chi ha almeno 40 anni, e magari anche una buona memoria, ricorderà sicuramente che i fumi all'epoca erano rossi o neri mentre oggi sono prevalentemenet bianchi, cioè vapore acqueo. I morti ci sono, inutile negarlo, ma non sono da considerare colpa dell'ILVA bensì occorre cercare le correlazioni tra le malattie e l'assenza di alcuna tutela ambientale della gestione ITALSIDER (cioè dello Stato). Ricordatevi che molte malattie non si manifestano dalla sera alla mattina ma spesso sono il risultato di anni e anni di intossicazione.

LaVeritàFaMale

Mer, 17/07/2013 - 19:47

inoltre a Taranto non c'è solo l'ILVA (ex ITALSIDER) ma c'è anche la raffineria AGIP e nessuno la menziona. Strano che tutti diano la colpa solo e soltanto all'ILVA.

Ritratto di gian td5

gian td5

Mer, 17/07/2013 - 20:43

@ uprincipa, Lei ha scritto diciassette righe di dati, manca però quello conclusivo, quello che mette in relazione le morti con l'attività dell'Ilva, in altre parole Lei ha scritto una pecoraroscaniata.

Nadia Vouch

Mer, 17/07/2013 - 21:15

Per #LaVeritàFaMale. Lei dice cose molto interessanti. Aggiungerei anche l'inquinamento del terreno: negli Anni Settanta, persino in luoghi ameni dove ora sorgono condomini, sono stati sepolti materiali di scarto di ogni provenienza. Ogni tanto qualche carotaggio solleva il problema, ma là finisce. Troppo tardi per risalire ai responsabili. Saluti.

Ritratto di miladicodro

miladicodro

Mer, 17/07/2013 - 21:24

LaVeritàFaMale: in effetti negli anni settanta durante il montaggio dell'AFO5 ,la costruzione della stock haus e delle otto batterie coke oltre alla terza linea dei sottoprodotti,io operavo nella zona dei lavatori primari,naftalina e benzolo e non sto a raccontarvi quali miasmi e liquami,nonchè polvere di carbone e quant'altro si sperdessero in terra e per aria.Ritornai a Taranto nel revamping dell'afo 5 che poi sarebbe passato ai Riva e vi dico che le condizioni dell'impianto erano veramente fatiscenti. Oggi malgrado i problemi correnti la qualità delle emissioni è notevolmente migliorata,occorrerebbe più serenità da parte di tutti e fraternamente mettere mano per migliorare e salvare questa grande realtà industriale,certo, se continueremo a vendere sottocosto impianti a Indiani,Cinesi,Ukraini saremo costretti a chiudere e senza l'apporto della magistratura.

killkoms

Mer, 17/07/2013 - 21:31

@laveritàfamale,oltre ad altre attività,oggi cessate,ma che hanno lasciato lì i veleni!spero solo che se proprio l'alcoa di portovesme dovrà chiudere,che almeno"qualche"autorità imponga alla proprietà della stessa di bonificare i"mostruosi"laghi, pieni di residui della lavorazione della bauxite(visibili su google hearth)che a 2 passi dal mare come sono potrebbero fare un disastro peggiore di quello fatto da un'azienda analoga nel danubio,anni fà!

magiconic

Mer, 17/07/2013 - 21:43

@la Verità fa Male@ Da ciò che scrive si capisce chiarissimamente che lei la città di Taranto la conosce si e no attraverso una cartolina. Per quanto riguarda la polvere rossa a cui lei fa riferimento le consiglio di andare a vedere qualche filmato presente anche su YouTube.

Felice48

Mer, 17/07/2013 - 22:02

Me l'aspettavo! Ho sempre pensato che dietro questo trambusto ci siano delle manine che vogliono l'ilva morta che lasci ampi spazi di mercato ad altre aziende. Non certo italiane ma di altri paesi più forti che avranno solo piacere che l'ilva si tolga dai piedi. Certo la mia è fantasia. Ma è un pensiero che mi assilla.

Marco bruno

Mer, 17/07/2013 - 22:39

Le statistiche vanno prese sempre con le pinze, volendo si può dimostrare quello che si vuole, per esempio : la vita media a Taranto era maggiore o minore prima del l'avvento Dell' Ilva? Sicuramente era minore, ma l'aumento della vita media non sarà certo merito dell'azienda.

roby55

Mer, 17/07/2013 - 23:17

Qui a Roma, su dieci morti, otto sono dovuti al cancro. Allora come la mettiamo?

viking77

Mer, 17/07/2013 - 23:49

Lo stabilimento di Taranto va chiuso!La zona deve essere bonificata! La famiglia Riva sotto processo! Ma allora ,perche' la centrale di Vado Ligure resta in attivita'con la proroga di altri anni concessa dal Governatore ligure Burlando PD?La risposta :DE BENEDETTI group la possiede,quindi non inquina e nessuno la tocca.CHIARO !!!!!!!

Tobi

Gio, 18/07/2013 - 08:24

condivido il ragionamento di Robin66. Non ci si può fidare di relazioni burocratiche che, purtroppo, possono anche esser taroccate o perlomeno fatte male in questo italico paese di azzeccagarbugli. E' sul campo che si ha la prova diretta della pericolosità di certe zone, cosa non sempre chiara se ci si limita a leggere certe scartoffie probabilmente compilate per difendere gli interessi potenti che stanno dietro.

mariolino50

Gio, 18/07/2013 - 08:51

miladicodro Io sono nato a Piombino, una delle più antiche acciaierie, e tutta la mia famiglia ha lavorato li dentro, io invece nelle centrali termoelettriche, mio nonno è morto a 95 anni e non aveva niente, ci sono tanti vecchietti che ci hanno passato la vita, dovrebbero morire come mosche, invece muoiono molti miei ex colleghi, per caso non faranno male anche le onde di bassa frequenza? Attualmente sono al nord in un bel inceneritore per il commissioning, tutte le combustioni inquinano, e credo che certe norme troppo restrittive, a volte impossibili da rispettare, distruggeranno il poco che resta della grande industria italiana, senza acciaio si combina poco, in altri paesi ho visto dall'esterno altre acciaierie, erano anche più nere delle nostre, e non ero nel terzo mondo.