Mr Gomorra fa la vittima pure se ha torto

In Gomorra ci sono pagine interamente copiate da articoli di giornale. La Repubblica (distratta) non ci fa caso

Delle migliaia di pagine che ho scritto, da più di 40 anni nei modi più impervi (anche ora, dettando in automobile) tutti rigorosamente senza scorta, due furono oggetto di aspra critica da Francesco Erbani su La Repubblica, per essere state parafrasate da un saggio su Botticelli di una solida studiosa, Mina Bacci. Io mi sono giustificato facendo riferimento all'archivio, trattandosi d'inserti per quotidiani che venivano raccolti da interventi precedenti, e inviati dalla mia segreteria. Colpevole, a mia insaputa, per testi compilativi. La Repubblica non mi ha risparmiato. Vedo però che per la stessa materia, relativa a Roberto Saviano, Erbani e La Repubblica sono distratti, e la questione non riguarda la biografia critica di un pittore, ma un grande romanzo del nostro tempo: Gomorra, con pagine interamente copiate da articoli di giornale. Non se ne occupa Erbani, ma se ne occupa la magistratura che, costringe Saviano ad ammettere l'evidenza. Ma non a pentirsi. La sua risposta ha dell'inverosimile. Avendo Saviano ottenuto fortuna facendo la vittima, per giustificarsi apre con una mozione degli affetti estranea al tema: «In questi lunghi anni sotto scorta, nel corso dei quali ho affrontato molti attacchi, quel che in assoluto più mi ha ferito sono state le accuse di plagio». Il plagio fatto è dunque un attacco subito? E che c'entra la scorta? Forse gli agenti, pistola alla tempia, l'hanno costretto a copiare? O, mentre compulsava i giornali, era distratto dalla loro presenza, e non distingueva i propri testi da quelli di altri? Ma anche Vespa è sotto scorta e scrive tantissimo senza copiare. L'abitudine a mentire, e a rappresentarsi in condizioni di sofferenza psicologica (negando l'evidenza del vantaggio pratico) sotto una tutela che per altri è considerata un privilegio (sabato un articolo sul Fatto denunciava i potenti scortati a Roma, non rappresentandoli come prigionieri di chi li tutela, ma come favoriti - vedi Finocchiaro - non rischiando nulla come Saviano) gli fa giustificare la copiatura non come un errore, una coincidenza, il diritto di cronaca, ma come una cosa irrilevante perché in percentuale bassa. Come dire: non ho copiato 300 pagine ma solo 6. Parimenti il ladro potrebbe dire: «In una casa piena di Van Gogh e Picasso, ho rubato solo due Fattori». Il riferimento alla scorta è un tentativo di captatio benevolentiae, esibendo il luogo comune dell'uomo minacciato dalla camorra, per commuovere. Uno scrittore accusato di copiare potrebbe piuttosto fare riferimento a D'Annunzio, che dava la sua atmosfera decadente e il suo colore letterario alle pagine rubate ad altri autori. Il «nero» moralistico di Saviano potrebbe essere la pece che tiene insieme scrittura creativa e stralci copiati dai giornali. Ma lui non ci arriva. E, non rispettando la sentenza, contro cui, come un Berlusconi qualunque, annuncia di ricorrere, cerca di rovesciare il verdetto insinuando che l'editore e il giornale da cui ha copiato siano vicini ad ambienti non specchiati: «Nel 2008 al Festivaletteratura di Mantova raccontai la grammatica di alcuni quotidiani in terra di camorra, una comunicazione agghiacciante, di cui poi ho parlato in uno speciale di Che tempo che fa. Immediata arriva la citazione in giudizio da parte dell'editore dei quotidiani di cui avevo parlato. Non mi accusavano di averli diffamati, ma di aver totalmente copiato Gomorra». E non basta l'insinuazione diffamatoria per screditare chi ha osato affermare una cosa vera.
Saviano, per sminuire il proprio plagio, attribuisce alle sue vittime lo stesso reato, fingendo d'ignorare l'indebito profitto che egli ha ottenuto pubblicando testi non suoi con un editore come Mondadori. E, come se il tribunale avesse inteso perseguitarlo, annuncia: «Ricorrerò in Cassazione. Anche se si tratta dello 0,6% del mio libro, non voglio che nulla mi leghi a questi giornali». Dunque il plagio c'è. E la Cassazione non potrà cassarlo. A meno che, Saviano, non voglia delegittimare la magistratura come Berlusconi, sperando in un'intervista sulla sentenza da parte di un altro Esposito. Intanto, getta fango su quelli che lo accusano, su fatti accertati. Lui è minacciato dalla camorra e questi osano dire che è un copione. Sicuramente Saviano troverà molti Gasparri a difenderlo. E ribalterà la verità, processando sui giornali i suoi accusatori. Un capolavoro da inquisizione. E ignorando l'unico tribunale che lo ha condannato. Erbani, se ci sei, batti un colpo.
press@vittoriosgarbi.it

Commenti

Gioa

Lun, 23/09/2013 - 09:46

ANCHE TU SEI SANTO!! DUBITARE DELLA TUA SANTITA'? CHI AVREBBE MAI OSATO!!!

MEFEL68

Lun, 23/09/2013 - 12:45

In libreria sta per uscire l'ultimo libro di Saviano. "COPIA E INCOLLA".

bali italia

Lun, 23/09/2013 - 13:51

Saviano il "tuttologo"si atteggia a vittima,per nascondere la sua megalomania.Furbetto!!!!!

berve

Lun, 23/09/2013 - 16:27

E' la classica difesa del colpevole. Saviano dice: ho scritto tanto, ho copiato solo lo 0,6%. Assomiglia molto a quello che dice di pagare molte tasse e di evaderne poche. Che strana coppia.

MEFEL68

Lun, 23/09/2013 - 16:37

Il prossimo libro sarà tutta farina del suo sacco. Si intitolerà "SODOMA".

giocondo1

Lun, 23/09/2013 - 18:21

caro Sgarbi, a parte l'indubbio plagio cui lei si riferisce e la reazione paradossale del soggetto Saviano, sarebbe anche da mettere in luce un'altra evidenza, anch'essa paradossale, ma più subdola ed avvilente: Qui in terra di Gomorra (io vi abito) molte delle storie rappresentate dal Saviano, ivi compresi fatti, circostanze, nomi e cognomi, erano altresì ben noti da tempo memorabile, non solo agli addetti/stampa, ma anche (e qui la nota dolente) alle forze dell'ordine, alla magistratura, alla classe politica c.d. "sana", che in una spregiudicata ed impunita connivenza hanno , in perpetuo, consentito il proliferarsi di tutto ciò su cui, poi, il Saviano ci ha abilmente realizzato il romanzo best-seller, ovvero con la classica "scoperta dell'acqua calda". E qui sembrerebbe opportuno parafrasare un noto magistrato dei nostri tempi, dato che alcuni fatti ed alcune connivenze erano talmente palesi da rasentare l'ovvietà, per cui né i carabinieri, né la polizia, né la magistratura "Non potevano non sapere poiché c'era sempre un Tizio, un Caio ed un Sempronio che aveva detto di averlo sentito dire in giro" !. saluti da Gomorra

nino47

Lun, 23/09/2013 - 21:32

E per favore! Ci risiamo con sto Saviano? ma cos'è ? la riserva alla carenza di notizie su Ruby???