L'INTERVISTA/ Chiambretti: «Mike non può avere eredi, al massimo sostituti»

«Per i telespettatori era uno di loro, per noi era un papà. Ma a Sanremo era come un bimbo nella stanza dei giochi»

Milano - Parla veloce come un treno eppure si sente che è commosso. Chiambretti scherza, certo. Ma è ironia dolce, la sua, malinconica. «Fino a un certo momento - dice - pensavo che Mike fosse in bianco e nero, non credevo potesse avere i colori. Poi è arrivato il technicolor e lui si è mostrato con i suoi capelli, con quel colore tutto da verificare». In comune hanno la tv, loro due. E la torinesità, non un particolare secondario. E difatti Piero Chiambretti ne parla subito.

Mike Bongiorno arrivò a Torino da bambino.
«E poi da ragazzo frequentò il liceo classico. Il Rosmini, quello per i più bravi e i più secchioni. Io che scolasticamente sono stato decourbertiniano (l'importante è partecipare) e di scuole ne ho cambiate parecchie, lì non sono mai andato. E l'ho invidiato».

Tutto qui?
«No, prima di conoscere Mike, ho amato il suo spirito molto americano: il ritmo, lo slang, l'atteggiamento. Insomma, lui per me era l'America che volevamo tutti e la Torino che non avevo potuto conoscere».

Quindi da ragazzo lo seguiva in tv?
«Ci mancherebbe. Rischiatutto era imperdibile. Poi c'è stata la sua prima vedovanza».

Ossia?
«Quando Mike è passato a Mediaset. Non eravamo ancora abituati a una mossa del genere. Ebbe un coraggio imprenditoriale che gli diede ragione e, comunque beneficiò tanti altri perché l'alternanza alla Rai fece alzare i parametri contrattuali».

Primo bilancio.
«I gusti cambiarono, la tv anche ma lui rimase sempre lì, con il suo atteggiamento, i suoi quiz e le sue gaffe. Alcune scritte ad arte, penso».

Dice?
«Non era un gaffeur. Quelli autentici fanno gaffe tutto il giorno. Lui no».

Come fa a saperlo?
«Quando abbiamo lavorato insieme, per il Sanremo del 1997, lui con me ne fece una sola in un mese e mezzo».

La racconti.
«Confuse sua moglie con la suocera. Disse a suo figlio: "Toh, è passata la nonna". Ma era la mamma. Forse accadde solo perché ci vedeva poco. Robetta perciò».

Questo era comunque il suo aspetto vincente.
«Incarnava il telespettatore perché quelle gaffe sono le stesse che fa l'uomo della strada. Mike era uno di noi. Il padre della tv ma anche dei conduttori».

Finalmente vi incontraste al Festival nel 1997.
«Ci vedevamo a casa sua davanti a scatole di sigari enormi. Gli piacevano molto».

Fu un Sanremo col botto.
«La Rai aveva congelato il baudismo e cercava una forte differenziazione rispetto alle precedenti edizioni. Io arrivavo da Raitre e avevo le idee chiare. Inizialmente mi avevano scelto come unico conduttore, proprio in segno di rinnovamento. Però...».

Però?
«Chiesi al capostruttura Maffucci di avere Mike Bongiorno come autentico conduttore. Fu chiesta la liberatoria a Mediaset e lui tornò a Sanremo credo dopo 11 anni».

Prima impressione?
«Ci arrivò come un bambino nella stanza dei balocchi. Parlammo e gli spiegai la mia idea».

Ossia?
«Che il suo sapiente e pacato trombonismo era la sua arma vincente. Sarebbe diventato il gran cerimoniere con un angelo calato dal cielo, cioè io, che corteggiava la bellona di turno che era Valeria Marini».

Una trovata famosa.
«Prima del debutto al Festival, facemmo chiudere l'Ariston ai giornalisti e a mezzanotte provammo lo spettacolo. Io che scendevo dall'alto come un angelo, tutto imbragato. Lui guardava in alto con la curiosità di un bimbo».

Ebbene?
«Andò tutto male, ci furono un sacco di problemi tecnici. Lui disse: "Questo angelo non funziona". E poi aggiunse il suo tipico intercalare: "Eh... eh.... eh"».

Lei cadde in depressione.
«Tutt'altro. Mike mi mise di buon umore».

Poi?
«Ci siamo incrociati qualche volta. A Capodanno del 2008 mi telefonò per sgridarmi dicendomi che non sarebbe mai venuto nel mio programma di La7, Markette, perché il linguaggio era troppo forte. Per Chiambretti Night su Italia 1 invece mi ha fatto i complimenti».

Il suo erede?
«Non c'è. Mike è venuto dalla Seconda Guerra Mondiale, è stato in galera con Montanelli, ha creato la tv. Lui non ha eredi. Solo sostituti, tutt'al più».