«Mamma sicura» riceve 15 sos al giorno

Già 5mila donne hanno chiesto sostegno o consiglio al servizio creato 17 mesi fa alla Macedonio Melloni

Andrea Fontana

«Sono un’educatrice professionale, ma senza lavoro perché è scaduto il contratto a progetto e non me l’hanno più rinnovato appena hanno saputo che ero incinta», confessa una 33enne milanese con «famiglia di fatto». «Sono alla ventottesima settimana di gravidanza e ho scoperto che il mio convivente e padre del bambino che aspetto ha ripreso a far uso di sostanze stupefacenti. Vorrei andare via di casa. Ci sono centri di accoglienza per donne incinte?», chiede un’infermiera, anche lei di 33 anni. Sono quasi 5mila le segnalazioni di questo tipo giunte a «Mamma sicura», il servizio attivo da gennaio 2005 al presidio ospedaliero «Macedonio Melloni». In pratica, quindici richieste d’aiuto per ogni giorno di apertura dello sportello che è attivo dal lunedì al venerdì. Numeri che significano qualcosa se confrontati con le nascite a Milano nell'ultimo anno e mezzo: 27mila bambini nati negli ospedali cittadini, quasi una neomamma su cinque ha problemi, anche gravi, e non sa come risolverli.
Non sono tanto le adolescenti terrorizzate da una gravidanza non programmata a venire qui, né giovani immigrate in difficoltà: in diciassette mesi nessun caso under 20, mentre è straniero solo il 22 per cento delle segnalazioni complessive. L'identikit dell’utente-tipo ha tra i 30 e i 40 anni, italiana, coniugata con almeno un altro figlio oltre a quello in arrivo e molte volte con un buon lavoro. «Sono spesso storie drammatiche di violenza e di separazione - spiega la fondatrice e responsabile del progetto, Stefania Bartoccetti -, ma anche situazioni di difficoltà economiche o psicologiche». Si passa dallo sfogo di chi ha appena avuto un bimbo ed è molto arrabbiata col marito che l’ha lasciata per una più giovane, a chi non sa come comportarsi con la figlia maggiore, ora che è nato il fratellino. Segnalazioni che nei prossimi giorni verranno messe anche on-line, in forma anonima, per far conoscere meglio le esigenze di «Mamma sicura» e favorire la costruzione di una rete della solidarietà.
Un team di dieci persone, tra volontarie, psicologhe e tirocinanti, raccoglie le richieste d’aiuto, incontra le mamme e si attiva per trovare una soluzione: ostetriche e puericultrici che alternano momenti di ascolto e visite gratuite a domicilio, gruppi di «auto-aiuto» contro la depressione post-parto e ricerca di passeggini e pannolini indispensabili per il neonato. «Abbiamo preso contatto con le aziende che producono prodotti per i bambini, ma anche attivato una rete di parrocchie e di conoscenti - continua Stefania Bartoccetti -: non è sufficiente chiedere ad una donna di non abortire, bisogna offrire servizi e sostegno».
Il progetto è nato grazie ad un finanziamento di 80mila euro degli assessorati della Sanità e della Famiglia della Regione Lombardia, mentre 20mila euro sono arrivati da «Telefono Donna», l’associazione nata nel 1992 da cui è partita l’idea di «Mamma sicura».