Meningite, muore un bimbo di tre anni

Ha chiuso gli occhietti a due anni e mezzo. Poteva essere un sonnellino. No. Maledizione. Per sempre. Stroncato dalla meningite. È pasquetta. Al mattino il piccolo soffre di un forte mal di testa, vomita, la febbre va su: i genitori, pensano a una fastidiosa forma influenzale oppure a una banale indigestione. Durante la giornata di festa la situazione peggiora, occorre l’intervento del medico: mamma e papà stringono in braccio la loro gioia. In auto corrono veloci al pronto soccorso dell’ospedale di Vimercate. Abitano a Concorezzo: il tragitto è breve eppure quei minuti in macchina sembrano un’eternità.
Le condizioni di quel bellissimo scricciolino, sono gravissime. I dottori parlano subito di una sospetta sepsi meningococcica. Solo un miracolo, a questo punto, potrebbe strapparlo a una morte che arriva inesorabile. Arriva. Il destino è crudele. La situazione precipita. Il piccolo entra in uno stato di semicoscienza. I medici non hanno dubbi, decidono di trasferire Giovanni, lo chiameremo così, alla Clinica De Marchi di Milano. Lì hanno un reparto di terapia intensiva pediatrica. Non hanno neppure avuto il tempo. Il virus gli ha azzerato le barriere immunitarie. C’è poco da fare, il bimbo è in un lettino: lotta disperatamente per la vita.
Giovanni ha visto la luce nel novembre del 2006. Trenta mesi dopo, il buio. La morte, il lutto, la disperazione dei genitori. Il dramma di una comunità. Immediatamente scatta il piano d’emergenza, la malattia è contagiosa, bisogna attivare il piano d’isolamento del germe, che si trasmette direttamente da persona a persona, attraverso le goccioline emesse con la respirazione dal naso e dalla bocca. (...)