Michele Santoro adesso fa l'operaio sulla gru:"Servizio pubblico? La rivolta del telecomando"

Michele Santoro presenta il suo nuovo progetto editoriale: "Povero ma artisticamente bello". E veste i panni del capopopolo: "Vogliamo dare a pezzi di società la possibilità di immaginare di poter cambiare le cose secondo le proprie idee". Poi il solito ritornello: l'accordo con La7 è saltato per colpa di Berlusconi

"Povero ma artisticamente bello". Così Michele Santoro descrive il suo nuovo programma "Servizio Pubblico", che sarà trasmesso da giovedì da Sky, un network di tv locali e diverse testate online come Corriere.it e ilFattoquotidiano, oltre a siti e blog politicizzati, come quello di Antonio Di Pietro e dell'Idv.

Tema della prima puntata sarà "Scassare la casta", che vedrà in studio Diego Della Valle e Luigi De Magistris. E ovviamente i veterani: "Apriremo con una sorpresa di Vauro e poi Travaglio racconterà la balla della settimana", ha detto Santoro. E poi Sandro Ruotolo che ha preferito divorziare da mamma Rai per seguire il collega. Novità, oltre al format e alla diffusione, sarà l'interazione con il pubblico attraverso Facebook.

Un programma di rottura politica ed editoriale - anche se "l'ho sempre detto: siamo della Rai, anche quando non siamo in Rai", sottolinea Santoro - "Una tv che sale sulla gru", spiega il giornalista che aggiunge: "Il giovedì sarà una giornata di sciopero contro la tv che ci fa schifo. Uno schiaffo al potere che vuole costruire una tv a sua immagine e somiglianza, una scelta di
disordine culturale".

Così l'ex conduttore di Annozero diventa capopopolo e si mette alla guida di quella che lui chiama "rivolta del telelecomando": "Il tempo delle scelte di palinsesto che cadevano verticalmente sugli spettatori è finito". E ovviamente guiderà la rivolta destinata "non solo al premier ma alla politica nel suo insieme". Quindi aggiunge: "Vogliamo dare a pezzi di società la possibilità di immaginare di poter cambiare le cose secondo le proprie idee". 

Dalla sua Santoro ha un milione di euro versati da centomila persone sul sito della socità e una raccolta pubblicitaria che prevede un minimo garantito dalla tv locali di 110mila euro a puntata più quelle, non specificate, di Sky e siti internet. Con questi soldi, il giornalista proverà a coprire i 250mila euro di costi a puntata, per un fatturato totale di 7 milioni di euro. Tutte le spese, garantisce, saranno documentate online per poter coinvolgere sempre più persone: "Voglio dimostrare a Bersani che  si possono coinvolgere 100mila persone", scherza Santoro, che tiene a sottolineare come il suo progetto debba restare indipendente e come possa un giorno diventare l'editore di altri programmi non trasmessi in Rai.

Poi il solito ritornello: anche l'accordo con La7 sarebbe saltato colpa di Berlusconi. Non perché Bernabé avesse paura di quello che poteva dire Santoro, insomma, ma per le "ripercussioni del governo". E ancora: "Non faccio la vittima, sto al centro del ring, ma in Italia la censura c’è".