«Milano può tornare grande a cominciare dall’editoria»

I ncontriamo Inge Schoenthal Feltrinelli, storica editrice, in occasione del XXVI Corso di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri presso la Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio a Venezia. Orgogliosa di partecipare a questo importante evento nazionale ci parla di Milano, di editoria e di cultura.
Quanta innovazione parte da Milano nel settore dell’editoria?
«Il gruppo editoriale italiano e quindi l’editoria milanese sono considerati una potenza europea: sia per la qualità, che per la tradizione, la grafica e la stampa. Per questo Milano è il top, ma io credo comunque che noi non utilizziamo abbastanza il nostro potere».
Esistono ancora degli spazi di mercato interessanti per la piccola editoria?
«La piccola editoria è molto più fertile dei colossi, più creativa, più individuale, più artigianale in quanto l’editoria libraria è una professione artigianale. A proposito: abbiamo pubblicato ora un libro di Richard Sennett, grande filosofo e sociologo americano, che ha scritto: “L’uomo artigiano” che è un grande successo».
Milano ha sempre ambito ad una dimensione di capitale europea. Una vocazione controversa...
«C’è una discrepanza tra Roma e Milano: Roma è troppo arrogante e Milano è troppo timida, troppo autosufficiente. Deve diventare più aggressiva. Ricordo che negli anni '60, quando c’era una prima al Piccolo Teatro, era un evento europeo, arrivavano persino i critici teatrali da Berlino, da Parigi e da altre città internazionali. Milano deve recuperare la sua posizione di città europea in quanto era una città predestinata ad un ruolo centrale, anche nell’ambito della cultura. Milano deve realizzare delle grandi mostre originali, non mostre copiate da altre città».
Quale metropoli internazionale potrebbe rappresentare per Milano un modello nella produzione culturale?
«Una città nuova, con elementi nuovi da prendere come esempio è Berlino: ci sono 200 gallerie d’arte al giorno, anche perché le condizioni per i giovani artisti e nuovi talenti sono favorevoli: per esempio le case non sono care. Anche ad Amsterdam i vecchi docks in disuso diventano appartamenti-studio per artisti: con pochi soldi gli artisti da Londra e Parigi vanno ad Amsterdam perché le condizioni economiche sono più favorevoli. Ogni giorno ci sono nuove esposizioni, e la testimonianza è che i giovani artisti vi arrivano da tutto il mondo per lavorare al meglio».
Tornando ai libri e alle librerie, quali dovrebbero essere le caratteristiche del bookshop ideale?
«Sono anni che faccio la predica per il bookshop, di cui sono esperta avendo centinaia di librerie Feltrinelli in Italia e all'estero. Il bookshop deve essere fresco, moderno, pieno di luce, deve invogliare il lettore. Questo vale anche per i musei. L'altro giorno ho fatto un giro alla pinacoteca di Brera che ha la potenza del Louvre ma non è affatto valorizzata. E anche il centro artistico nel complesso non è vivo».
La Scuola per Librari Umberto ed Elisabetta Mauri che cosa rappresenta per l’Editoria italiana?
«Io ho seguito questa manifestazione fin dall’inizio e devo dire che è veramente una delle poche istituzioni culturali in Italia che funzionano. Non è statale in quanto è finanziata dalla famiglia Mauri delle Messaggerie Italiane, con enorme investimento economico per creare nuove squadre di Librai, fondamentali per il nostro mestiere di Editori».