Alessi, la magia di oggetti mai nati alla ricerca di un tempo perduto

La mostra «IN-possibile» del raffinato marchio di design

Il viaggio di Astolfo sulla luna alla ricerca delle cose perdute. Il sapore ariostesco si ritrova alla Triennale Design Museum, che insieme al museo Alessi presenta fino all'8 gennaio 2017 una «delizia» a cura di Francesco Appiani. L'«IN-possibile», ovvero «Quando l'idea non ha ancora prodotto». Oltre 50 oggetti rimasti in sospeso, arenatisi nella condizione fetale del non finito, mai entrati in produzione e raccolti nella parte meno conosciuta dello straordinario museo aziendale: 25mila prodotti e 19mila disegni, schizzi, render, documenti.

Dici Alessi e pensi, come per antonomasia, alla Fabbrica del design italiano, quello che affonda le radici nell'arte di lavorare il legno e il metallo, finendo per dare vita a icone internazionali, simboli del made in Italy. Andò proprio così: dal cuore della valle Strona, lago d'Orta, dove le piccole fonderie con laboratorio si contavano come gli orologiai in Valjoux, alle vetrine di Manhattan e Brook Street, il passo è lungo 95 anni. Fondata a Omegna nel 1921, oggi Alessi è una realtà internazionale con filiali in Francia, Germania, Regno Unito, Usa e Giappone. Premi: 5 Compassi d'Oro dal 1979, l'ultimo cinque anni fa con il servizio da tavola Tonale di David Chipperfield. Manco a dirlo, la lista degli artisti che hanno messo la firma sui bestseller, a partire da Giovanni e Carlo Alessi, è infinita, così come il catalogo, che ormai comprende di tutto: dai classici servizi ed elementi di arredo ad accessori per animali. Stile, eleganza e un pizzico di provocazione (chi avrebbe avuto l'ardire di chiamare un prodotto Merdolino, ancorché si tratti di uno scopino da wc?) sono ingredienti-chiave.

Lungo anche il rapporto con la Triennale, che decolla nel 1957, quando lo shaker «870», il secchiello per ghiaccio «871» e le molle «505» sono selezionati per l'Undicesima edizione della kermesse. Nella mostra in corso in viale Alemagna si va dagli anni della fondazione del marchio ad oggi, con disegni, abbozzi e prototipi di celebri designer, da Ettore Sottsass ad Achille Castiglioni, da Aldo Rossi a Philippe Starck, Zaha Hadid, Patricia Urquiola, Ronan e Erwan Bouroullec. A vederne alcuni - come la lampada Phylum di Andrea Morgante, gli utensili da pasticceria di Giovanni Alessi, gli accessori digitali di Giulio Iacchetti, la grattugia Fiorentino - c'è da chiedersi «perché no?», e non sempre la risposta sta in un problema economico o di realizzazione. Spesso è stato bocciato il potere emozionale dell'oggetto, la sua caria che non esplode come previsto o immaginato dall'artista. O magari qualcosa non è andato nell'incontro di ingegni che sta dietro ad ogni opera di disegno industriale. Capita anche, tuttavia, che il miracolo si compia e dall'impossibile si passi al possibile e poi al finito: dalla prima edizione della mostra, allestita l'anno scorso presso il Design Museum Holon in Israele, alcuni oggetti sono stati portati a termine, mentre altri sono entrati nel limbo della fase di laboratorio. Il catalogo della mostra è di Silvana Editoriale.