Anteprime e contraddizioni al Festival «mix»

Lungometraggi e documentari sulla «diversità». Ma il cinema italiano resta indietro

Marta Calcagno Baldini

Omosessualità come sinonimo di discriminazione, in una vita costellata di tentativi per raggiungere determinati diritti come la possibilità di adottare bambini e sposarsi in chiesa. Ma c'è chi sostiene anche che oggi l'essere attratti da persone dello stesso sesso sia al contrario quasi una moda. A Milano da 31 anni c'è un Festival che vuole indagare proprio questo territorio multiforme attraverso il cinema: è partito ieri al Piccolo Teatro Strehler la 31sima edizione del Festival Mix, che fino al 18 giugno propone 50 titoli, suddivisi in tre sezioni quali lungometraggi, corti e documentari. Il tutto sotto l'ala protettiva di Serra Yilmaz, la attrice di origini turche simbolo dei film di Ozpetek che questa sera sarà nominata «Queen of Comedy». Allo slogan, un po' troppo retorico, di «chi ama condivide», il Festival Mix ha preso il via pavoneggiando un «ingresso gratuito» che in realtà prevede un tesseramento obbligatorio all'Associazione Culturale Mix Milano che costa 10 euro. Solo con la tessera si può a vedere i film. Tra lungometraggi in anteprima e quasi tutti i corti in prima visione, sorprende che in Italia i soli ad occuparsi di omosessualità ammessi al Festival siano i documentari. Dieci le opere selezionate in tutto in questa sezione, tra cui il corto italiano «Primadonna», della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, struttura fondata a Milano nel 1962 per formare nuovi protagonisti della pellicola nei suoi diversi ambiti: Primadonna, opera di tre allievi della Scuola di Cinema, che sarà presentato il oggi alle 22 nella Scatola Magica dello Strehler, racconta la vita di Marco, artista savonese che guida la telecamera nel mondo delle Drag Queen assumendo ogni volta punti di vista differenti: tre storie, tre imparagonabili vicende. Seguirà «Temporary Queens» di Matteo Tortora, un altro viaggio nel mondo delle Drag attraverso quattro storie. Anche «Atopos, Generi Teatranti» di Alberto Amoretti, è un documentario italiano che racconta l'esperienza dell'omonima compagnia teatrale fondata nel 210 e composta da attori professionisti e non, transessuali e non. Oltre al film «Feminista», canadese, di Myriam Fougere, in prima mondiale questa sera alle 21 in Scatola Magica, da segnalare domenica «In wonderfoul west Berlin», ore 22.30 sempre in Scatola Magica, film di Jochen Hick che racconta attraverso scene contemporanee e filmati mai visti prima.