Una "app" aiuta le donne maltrattate

Piani: "Un protocollo per formare le forze dell'ordine alla gestione delle vittime"

Un protocollo per formare 308 tra poliziotti e carabinieri e anche una app per smartphone. Sono queste le iniziative presentate dall'assessorato regionale alle Pari opportunità guidato da Silvia Piani per contrastare la violenza contro le donne: in sei mesi in oltre 7mila si sono rivolte ai centri antiviolenza della rete regionale. Il doppio di quante avevano compiuto lo stesso passo nel 2014. Segno di una maggiore fiducia delle vittime, ma anche di una rete che ormai copre il 98 per cento del territorio. «Tra gli aspetti potenziati - ha spiegato l'assessore Piani - ci sono un programma per favorire l'inserimento lavorativo e l'autonomia abitativa delle donne e un sistema integrato di rilevazione dei dati (Ora) a cui intendiamo aggiungere presto una app per rendere più facile l'accesso delle vittime, il 77,1% delle quali prende contatto con il telefono».

Quello della dipendenza economica è uno degli aspetti fondamentali della questione come sottolineato anche da Alessandra Kustermann, primario della Mangiagalli: «Buona parte del problema è la dipendenza affettiva e psicologica oltre che economica dagli aguzzini». Circa il 30 per cento di chi denuncia infatti è disoccupata e il 6 per cento casalinga. Se Piani parla di potenziamento è perché la Regione ha già avviato un programma che nell'ultimo triennio ha formato oltre 2mila operatori tra cui 600 avvocati, medici di medicina generale, assistenti sociali e psicologi, agenti della Polizia locale, e naturalmente gli operatori dei centri con un investimento di 735.200 euro. I corsi dureranno fino a novembre. I dati disponibili emergono dalla terza Relazione annuale «La violenza contro le donne in Lombardia» e sono stati anticipati ieri nell'incontro con l'assessore Silvia Piani, alla presenza di Alessandra Simone, dirigente della Divisione anticrimine della Questura e del colonnello Antonio Montanaro, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale. «I corsi sono stati organizzati con Regione perché le forze dell'ordine sappiano creare un clima di fiducia con le vittime ha spiegato il viceprefetto Alessandra Tripodi e anche se i femminicidi sono in calo i numeri non devono arrestare l'opera di prevenzione per contrastare questo odioso fenomeno». Secondo la Prefettura infatti i femminicidi sono passati da 20 casi nel 2015, a 24 nel 2016 per poi crollare a 18 nel 2017.