Che musica quel fruscìo Milano festeggia il vinile

La puntina che cala lentamente sul disco. Quel minimo rimbalzo elegante che sembra annunciare tutto il ritmo che ne seguirà. Un accenno di rumore di fondo, che poi alla fine non è rumore: è la tensione del silenzio che mormora perché sa che sta per arrivare la più bella musica del mondo. Quella che hai appena acquistato al negozio, e che profuma di analogico. Di quell'epoca quando il rock era rock, il jazz era jazz, il blues era blues. Sarà anche un rito nostalgico, sarà anche un incantesimo per «vecchi», eppure qualcuno ci dovrebbe spiegare perché da sette anni tutti - anche i giovanissimi - si mettono in fila, in tutto il mondo, fuori dai negozi dove si officia il sacro rito del «Record Store Day». Ideato dall'americano Michael Kurtz per omaggiare i negozi di musica indipendente e per ricordare alla gente la magia del vinile e della musica analogica, l'evento internazionale si fa finalmente un evento non episodico, ma strutturato e perfettamente "global". La prima edizione, come ha raccontato Kurtz, furono messi in circolazione 10 titoli in vinile, per un incasso di 30mila dollari: per rendere l'idea di ciò che è avvenuto in questi sette anni, il Record Store Day propone oggi 350 titoli con un acquisto di dischi da parte dei rivenditori per più di 7 milioni di dollari. Anche Milano si appresta, oggi, a festeggiare il «Record Store Day» nei negozi che hanno aderito all'iniziativa e al quartiere generale deputato per celebrare l'appuntamento: il Teatro dal Verme. I negozi meneghini pronti a festeggiare il vinile sono Mariposa Duomo, Psycho (via Zamenhof, 2), Mika Music Store (via Melzo, 30), Massive Music Store (via G. Fara,4), Vinyl Brokers (via Pericle, 4) Brokers (via Pericle 4) il Discomane (Alzaia Naviglio Grande, 38) e Dischivolanti (Ripa di Porta Ticinese, 47). Il Dal Verme aprirà i battenti a una giornata particolare: luogo di scambio dischi dalle ore 19 (con ingresso gratuito) nel foyer del teatro, piazza affollata di stand dei negozi storici di dischi milanesi, una galleria di dischi rari e limited edition, release di band come Pink Floyd e Rolling Stones e di artisti italiani come Mina e Battiato, oltre a una serie di incontri, condotti dal giornalista e critico musicale Enzo Gentile, con interventi di esperti come il poeta Aldo Nove, il cantautore Enrico Ruggeri e Luca De Gennaro, storico conduttore di Radio Rai oggi direttore artistico di Mtv Italia. Al Dal Verme verrà proiettato il lungometraggio «Last Shop Standing», film ufficiale dell'evento, una narrazione emozionante (con contributi di Paul Weller, Johnny Marr degli Smiths, Richard Hawley, Billy Bragg, Fatboy Slim) dell'ascesa dei negozi di dischi dagli anni '60 ad oggi, passando dall'esplosione del rock alle prime clamorose vendite di dischi (quando un disco d'oro significa un milione di copie, quando i Beatles schizzavano in vetta alle classifiche anche solo con le prenotazioni dei dischi), fino alla nascita del cd, che avrebbe portato alla più algida musica digitale, quella senza fruscio ma costretta nella dittatura del sistema binario informatico. Grazie a un evento come «Record Store Day», le statistiche mondiali registrano per l'anno appena passato un risultato nelle vendite del vinile pari a quello del 1997: una sorta di benefica «marcia indietro» che porta il pubblico a voler riascoltare la musica com'era. «Oltre all'aspetto del suono - spiega Dj Lorenzo Fassi del Club Haus 80's - c'è quello dell'arte: un tempo il vinile era intimamente legato alla copertina. Il messaggio culturale dell'artista passava anche dalla cover. La musica si è fatta più piccola, e per noi dj per alcuni versi è un vantaggio: prima giravamo con due o tre borse piene di dischi, ora basta una chiavetta usb e hai una discografia sterminata. Ma il romanticismo, quello è perso. Ad esempio, il rapporto con il negoziante: anni fa si aveva il negoziante di fiducia, ti conosceva ti proponeva i dischi, facevi il pre-ascolto e eventualmente compravi. Ora devi passare le ore a navigare in rete. Il mio negoziante di fiducia resta però Vinyl Brokers per loro, così competenti, non esiste crisi».