Gli chef vanno in campo contro la fame con il «piatto solidale»

Fino a fine anno oltre 50 ristoranti milanesi daranno parte degli incassi al Terzo Mondo

Mimmo di Marzio

Josè Saramago scriveva che non vi è nulla di più osceno che una persona possa morire di fame. A neppure un mese dalla giornata sull'Alimentazione che rinnovava l'obbiettivo «Fame zero» è tornata l'iniziativa che fino a fine anno coinvolge il popolo degli chef (e dei ristoratori) in un'iniziativa meritoria. «Ristoranti contro la fame» è un progetto umanitario internazionale che esiste da quarant'anni e che dal 2014 ha messo base anche in Italia. Milano, capitale del food all'indomani di un'Expo dedicato proprio alla nutrizione del pianeta Terra, ha aderito con i suoi protagonisti più rappresentativi nell'iniziativa di raccolta fondi che si declina in tre format. Il primo è il cosiddetto «piatto solidale», ovvero il ristorante sceglie un piatto all'interno del suo menu su cui associa una donazione per la campagna. In questo caso, il ristorante effettua una donazione diretta, privandosi di una parte del ricavato per destinarlo ai progetti di Azione contro la Fame. La seconda modalità è la donazione del cliente, che può decidere di effettuare un contributo a fine pasto, sollecitato dal personale di sala o attraverso il «cioccolatino della felicità», proposto in cambio di una donazione di 2 euro. La terza modalità è una serata speciale che il ristorante può organizzare donando una percentuale dell'intero ricavato della serata ad Azione contro la Fame. All'iniziativa, che in questi cinque anni ha permesso di raccogliere dai ristoranti di tutt'Italia 350mila euro aiutando 12mila bambini malnutriti, partecipano una cinquantina di cuochi milanesi. Tra i ristoranti, il giapponese Nobu ha ricevuto lo scorso anno una menzione come miglior contributo all'iniziativa. Ma in pole position figura anche il Ceresio 7 che ha aderito all'iniziativa fin dalla prima ora. «Nel 2014 eravamo soltanto in cinque o sei - racconta lo chef Elio Sironi - ed è una grande soddisfazione vedere che in tutt'Italia siamo oggi a quota oltre 600, un numero tutto sommato ancora basso rispetto alle potenzialità che ha questo progetto». Sironi non nasconde che il suo piatto solidale, il risotto zafferano e 'nduja, è oggi il più gettonato dai clienti. «Era importante impegnarsi con un piatto pop - dice - e un ristorante come il nostro, che ha un grande turnover, ne serve a decine ogni sera. Dopo cinque anni, la nostra clientela conosce l'iniziativa e contribuisce con entusiasmo». Due euro donati per ogni piatto potrebbero sembrare pochi per ristoranti blasonati. «Non è così se consideriamo che l'iniziativa parte a metà ottobre e va avanti fino a fine anno» dice Sironi. «È evidente che con serate speciali - a cui pure prendiamo parte - si possono conseguire numeri ben più consistenti, ma credo molto in un'iniziativa continuativa che non passi nel dimenticatoio ma aiuti a sensibilizzare tutti su un problema, quello della fame nel mondo, oggi assolutamente inaccettabile».