Contratti alle collaboratrici «Processate il governatore»

La Procura della Repubblica mette una toppa, correggendo in corso d'opera il capo d'accusa che era segnato da una svista madornale, e il risultato finale non cambia: il pm Eugenio Fusco ha chiesto il rinvio a giudizio di Roberto Maroni, governatore della Lombardia, indagato per i favori che avrebbe ottenuto da Expo e Eupolis per due sue collaboratrici. È l'indagine che era stata chiusa il 4 giugno scorso, con il deposito di un profluvio di atti, compresi colloqui privati e piuttosto intimi tra Maroni e una delle beneficiarie. In quelle carte, la Procura citava un sms che doveva dimostrare oltre ogni dubbio la colpevolezza del presidente della Lombardia: ma la parte decisiva del messaggino era apocrifa. Come ammesso dagli stessi inquirenti (che hanno parlato di «errore materiale») l'sms originale non diceva che Maroni aveva imposto di imbarcare la sua amica Maria Grazia Paturzo in business class e di ospitarla in un hotel di lusso.

Nel capo di imputazione formulato da Fusco viene ripristinato il testo autentico. Ma secondo la Procura la responsabilità di Maroni è dimostrata da altri elementi, che tengono comunque in piedi l'accusa di concussione, di cui verrà chiamata a rispondere nell'udienza preliminare fissata per il 30 settembre anche la società Expo. Per il secondo capo d'accusa, relativo alla assunzione di Mara Carluccio, l'imputazione mossa al Governatore è di «turbata libertà del contraente».