Dalle aule alla Triennale Il sogno creativo degli studenti di Naba

Le opere dei giovani talenti dell'accademia fondata 30 anni fa da un gruppo di artisti

Mimmo Di Marzio

«Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni, e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita» scriveva Shakespeare, e pochi luoghi sono un crocevia di sogni come un'accademia di belle arti. Una parte di questi sogni sono in mostra da oggi alla Triennale di viale Alemagna sotto il titolo emblematico di «The Great Learning», ovvero il grande apprendimento che però è anche traducibile come «il grande sapere». L'esposizione rappresenta la terza e ultima tappa di una trilogia di testimonianze degli studenti di Naba, la Nuova Accademia di Belle Arti, in occasione del decennale del biennio specialistico di arti visive. Il direttore del Dipartimento Marco Scotini ha lasciato campo libero ai giovani curatori e agli artisti di domani per illustrare il senso profondo delle poetiche contemporanee e il loro rapporto con i moderni mezzi di produzione. E materializzare i sogni, almeno in chiave progettuale, rappresenta uno degli imperativi per un'accademia fondata ormai 30 anni fa a Milano per iniziativa privata di un gruppo di artisti ed intellettuali, prima in Italia ad introdurre anche lo studio delle arti applicate, dal design alla moda. Il Dipartimento di arti visive diretto da Scotini rappresenta tuttavia un'eccellenza all'interno di un'accademia che oggi conta tremila studenti, soprattutto per il respiro internazionale di progetti che hanno visto la collaborazione di artisti e curatori di livello mondiale come Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, John Akomfrah, Marc Augé, Peter Friedl, Hou Hanru, Jens Hoffmann, Joan Jonas, Hans Ulrich Obrist e molti altri. E non è forse un caso se Carolyn Christov Bakargiev, direttrice di Documenta 13 a Kassel, abbia selezionato nel 2012 proprio Naba tra le 15 migliori accademie mondiali in occasione della prestigiosa manifestazione tedesca.

Una trentina di giovani sono oggi rappresentati in Triennale da una loro opera significativa in dialogo ideale con la mostra, come l'elemento integrante di un orchestra. «The Great learning» è infatti anche il titolo di una composizione di Cornelius Cardew, considerato uno dei maggiori diffusori della musica d'avanguardia europea e statunitense in Gran Bretagna. «Nel nuovo millennio - spiega Scotini - le accademie d'arte sono tornate ad incarnare quel ruolo trainante di tecnica e creatività che era decaduto con l'avvento di una modernità che esaltava la figura dell'artista bohémien. Oggi l'apprendimento delle nuove tecnologie, lo studio ed il confronto con il passato, ma soprattutto i progetti sul campo sono la via maestra per il loro futuro».