Gli egiziani copti: «Tutti i cristiani coinvolti»

Il cordoglio nella comunità di via Senato. Padre Shenuti: «Le nostre chiese non si svuoteranno»

(...) abbiate fiducia: io ho vinto il mondo. Così, nonostante le tribolazioni, il copto rimane fedele in ogni momento della sua vita». Eppure la tragedia distrugge le vite. «Perché l'integralismo? Non tutti gli egiziani sono integralisti - risponde padre Shenuti - ma alcuni sono integralisti. Cercano di destabilizzare e i primi a essere presi di mira sono i cristiani. Io posso dire che dopo l'attentato del dicembre scorso, le chiese non si sono svuotate. E non si svuoteranno perché l'idea del martirio è presente nella nostra chiesa e ogni cristiano è coinvolto, come ha detto anche Papa Francesco stamattina (ieri per chi legge, ndr). Noi chiediamo preghiere, per la nostra gente».

Ecco, c'è anche il dolore dei cristiani copti egiziani milanesi in questa domenica delle Palme ambrosiana, accanto alla gioiosa processione con gli ulivi e le palme. E non solo, perché le parole di Scola guardano all'Europa e altrove: «Dobbiamo aggiungere i morti di Stoccolma, Londra, la quantità terribile di morti anche bambini in Siria, morti giovani in Congo, dei cristiani che in Nigeria rischiano la vita ogni domenica per partecipare al rito eucaristico». Arriva inattesa la parola «martirio» in questa domenica delle Palme in Duomo. «Forme estreme di sacrificio - le definisce Scola -, forme che la gioia cristiana mette in conto» quale è «il martirio donato da Dio agli inermi e ai deboli».

C'è un'altra domanda in questa domenica. «Che ne sarà dell'Europa, del nostro Paese se non troveremo rimedio per fermare il gelo demografico che ci attanaglia?». Invertire la rotta, dice, ormai sembra impossibile. E anche qui c'entra se non il «sacrificio» , la disponibilità a «procreare e educare», in una parola a «generare», «decisivo per tutti», ma «per i cristiani in modo particolare». E anche questo dono di sé arriva dalla gioia.

Sabrina Cottone