Giacobazzi: il futuro? Meglio ridere

Il comico di Zelig nel suo ultimo show: «Parlo di me e dell'Italia»

Ferruccio Gattuso

Ha la zeta inconfondibile dei romagnoli e con la zeta di Zelig, il programma televisivo che lo ha reso un volto celebre della comicità nazionale, si è costruito il futuro che voleva: «Ho sempre pensato al palcoscenico spiega Andrea Sasdelli in arte Giuseppe Giacobazzi e dunque ammetto di aver usato la tv giusto per arrivare in teatro. Ora se la tv mi chiama ci vado, ma senza patemi. A giugno andrò a Zelig Tv per un'intervista, ma era da tempo che non mi ci facevo vedere». Il comico romagnolo dal nome comune ma inventato torna a Milano e si prende l'ampio e importante spazio del Teatro Nazionale, dove sarà in scena da oggi al 19 maggio, con Io ci sarò, il suo ultimo show nel quale, ammette, «parlerò di futuro con un po' di inquietudine». Da solo sul palco perché «io sono un narratore, non un battutista, e ho bisogno dei miei tempi per raccontare le mie storie, prendendole alla larga». Al centro della storie, naturalmente, la sua terra, la Romagna, e il suo nuovo ruolo esistenziale: quello di padre. «Oggi mi rendo conto di essere un genitore che va per i 55 anni con una figlia di quasi 5 e quindi mi sono ritrovato a pensare: riuscirò a vedere i miei nipoti? La matematica dice che è difficile, vedremo», spiega Giacobazzi. C'è poi il solito pensiero su quale mondo si lascia in eredità ai figli e in Io ci sarò il comico non nasconde più di un timore: «Non sono né ottimista né pessimista, mi definirei piuttosto realista spiega So che per sopravvivere alla fine devi ridere delle tue paure. In qualche modo devi esorcizzarle. Del futuro rido parlando soprattutto di tecnologia, di come va maneggiata con cura e di come non si debba finirne schiavi. Vedo che fine fanno tanti adulti su Facebook: persone che fino a ieri ti sembravano serie e mature, poi sparano due o tre post sui social e ti cadono le braccia. E i social fregano anche i politici: ti accorgi in un colpo di quale sia oggi il profilo del politico medio. Penso che si stia vivendo uno dei periodi più tristi in politica: c'è una classe inetta, che non conosce le regole della lingua italiana e manca di cognizione storica. E non dico che abbiano una visione per il futuro: non ce l'hanno nemmeno per il dopodomani». Forse, in quest'epoca un po' troppo nervosa e a tratti fanatica, servirebbe un tocco di quieta filosofia romagnola: «Beh commenta Giacobazzi non è che i fanatici o i rompiballe da noi in Romagna non ci siano, solo che sappiamo arginarli buttandola sul ridere: certe volte l'ironia stempera in modo intelligente». Con Milano il rapporto di Giuseppe Giacobazzi resta speciale, e anche di più: «Non solo per il rapporto avuto con la famiglia di Zelig, ma perché Milano mi ha sempre dato grande affetto, e dunque mi ha permesso di crescere come attore: sono passato dal Nuovo, dal Manzoni, dal Nazionale e persino al Teatro Dal Verme feci uno spettacolo insieme a Elio».