I barricaderi del sindacato minacciano blitz e blocchi

I ribelli aprono due fronti: oggi si rischia lo sciopero selvaggio A giugno si prepara un'altra agitazione, col no dei confederali

Usb pronta ad andare allo scontro. Il sindacato unitario di base, gli autonomi, ha deciso di andare alla guerra, considerando «inaccettabile» la precettazione dei lavoratori di Atm per lo sciopero nazionale del trasporto pubblico locale convocato per oggi. «Non si sa che cosa potrebbe accadere oggi» dicono dal sindacato lasciando intendere il rischio di scioperi selvaggi, anche se limitato a qualche lavoratore che decida di disobbedire. Non solo, l'intenzione dell'Usb, sindacato che in Atm raccoglie solo una cinquantina di iscritti, è quella di aprire un doppio fronte: proclamare un nuovo sciopero entro il 10 giugno. Una decisione, però, che oltre ad alzare la tensione e a esasperare gli animi del governo cittadino e dei milanesi, sarebbe isolata e andrebbe incontro plausibilmente alla stessa decisione da parte di corso Monforte. Se, infatti, mercoledì Francesco Paolo Tronca ha riunito il Comitato per l'Ordine e la sicurezza per valutare il da farsi, arrivando alla precettazione «necessaria per evitare disagi alla mobilità della cittadinanza, in una giornata che peraltro risulta particolarmente sensibile per l'affluenza di visitatori all'Expo», dovrebbe optare per la stesso provvedimento in caso di uno sciopero dei trasporti tra una decina di giorni, non essendo mutate le condizioni.

Bisogna anche tenere presente però che l'agitazione indetta il 28 aprile da Cub Trasporti, che conta solo una manciata di tessere in più rispetto a Usb, era riuscita a paralizzare la città, facendo chiudere 4 linee della metropolitana e mettendo in ginocchio il servizio di superficie. Certo, in quel caso bruciava ancora l'intesa con Atm per il «pacchetto Expo», ovvero l'accordo sindacale su straordinari, flessibilità nell'orario di lavoro e ferie saltate mal digerito dai macchinisti e autisti dell'azienda.

L'altro fronte che Usb intende aprire è sulle municipalizzate annunciando «differenti iniziative e agitazioni sindacali in Atm che coinvolgeranno lavoratori e aziende del servizio pubblico». In sostanza l'obiettivo è organizzare azioni sindacali nelle aziende che offrono servizi alla città, dalla Serravalle a Milano Ristorazione, da a2a a Amsa «in difesa del diritto di sciopero, cancellato di fatto da una decisione liberticida del prefetto» dichiara Aldo Pignataro, Usb lavoro privato.

Ma c'è chi legge questa mossa come un tentativo di corrodere il consenso alle altre sigle, visto il clima di malcontento e di tensione che serpeggia (anche per la vicenda dei permessi sindacali), c'è chi ritiene quanto meno inusuale proclamare un altro sciopero contro la precettazione. Se Usb riteneva le motivazioni delle precettazione inconsistenti - il ragionamento - avrebbe avuto più senso impugnarla.

Prendono le distanze gli altri sindacati, Cgil in primis, con il segretario provinciale Filt Stefano Malorgio: «Questo sciopero alza solo la tensione, e fa un danno anche al diritto stesso di sciopero. La precettazione è sbagliata e lo sciopero è un diritto, ma bisogna anche stare attenti a come lo si esercita. Avevamo denunciato il 28 aprile il rischio che quelle azioni determinassero interventi sbagliati più pesanti sul diritto di sciopero durante il semestre di Expo e così è accaduto ieri, peraltro su uno sciopero che nulla c'entra con i temi di Expo a dimostrazione di un danno che riguarda tutto il sindacato». «Opportuna e tempestiva la decisione del prefetto di Milano» per la coordinatrice regionale FI Mariastella Gelmini «che con la precettazione ha risolto una situazione che poteva creare serie difficoltà alla complessa macchina di Milano che sta sostenendo il lavoro di Expo a beneficio di tutti».

La legge 146 del 90, che regola l'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, prevede all'articolo 8 la precettazione: «Quando sussista il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati», «il presidente del Consiglio dei ministri o un ministro da lui delegato» o il prefetto - dopo un invito a desistere dai comportamenti che determinano la situazione di pericolo e dopo un tentativo di conciliazione adottano con ordinanza le misure necessarie a prevenire il pregiudizio

ai diritti della persona costituzionalmente tutelati». La violazione dell'ordinanza firmata dal prefetto è punita con una sanzione amministrativa.