Infiniti Deep Purple: la storia del rock suona all'Ippodromo

Dopo la comparsata (ovviamente lautamente retribuita…) in terra di Sardegna, dove ieri sera hanno condiviso il palco palco con i Maurilios, la band del presidente del Cagliari Massimo Cellino, gli ultrasessantenni Ian Paice e Roger Glover, ovvero la sezione ritmica dei Deep Purple, la band che fa parte con Led Zeppelin e Black Sabbath della «sacra trimurti» pionieristica del rock rumoroso, quella che ha traghettato il blues e il rock'n'roll verso l'hard'n'heavy, saranno stasera regolarmente al proprio posto assieme al cantante Ian Gillan (che per un certo tempo ha fatto parte dei Black Sabbath…) & C. (vale a dire, il chitarrista Steve Morse e il tastierista Don Airey) per l'attesissimo live all'Ippodromo di San Siro (ore 21, ingresso 44 euro), nell'ambito del City Sound Festival. Facile preventivare – nonostante il luglio avanzato - un gran pienone. D'altronde, l'intramontabile cricca «dal muro del suono più potente dell'intero circuito rock», che ha sempre puntato su un ricorso massiccio all'amplificazione e sulla ripetizione di riff di chitarra elementari ma lancinanti, piace non solo ai nostalgici di hit del calibro di «Highway Star» e «Smoke On The Water» (classico dei classici, con quel giro iniziale seguito dalla chitarra in distorsione che è stato emulato e copiato innumerevoli volte, nonché test obbligato per qualunque giovane aspiri a fare il rocker con la chitarra elettrica), ma anche alle nuove generazioni.Quasi mezzo secolo di attività per oltre 100 milioni di dischi venduti, un culto che si tramanda di generazione in generazione, i Deep Purple sono riusciti a sopravvivere alle loro infinite mutazioni e sostituzioni, dall'addio del fondatore Ritchie Blackmore a quello del grande Jon Lord (scomparso l'anno scorso), tenendo in vita la fiamma del mito con una verve inaspettata per rocker in età ormai da pensione.
Verve confermata dall'uscita recentissima del diciannovesimo album, «Now What?!», il primo di inediti in nove anni, prodotto dal veterano Bob Ezrin, ovvero il produttore di Berlin di Lou Reed e Destroyer dei Kiss. Un disco tosto e potente, che sembra quasi fatti apposta per evocare le sonorità (heavy) degli anni Settanta.