La Lega sceglie la linea morbida: in Lombardia niente espulsioni

Dopo le 35 espulsioni e le botte di sabato nel Veneto, la Lombardia rimanda le decisioni sui bossiani rei di aver cercato di rovinare la festa sul pratone di Pontida

Dopo le 35 espulsioni e le botte di sabato nel Veneto, la Lombardia sceglie la linea morbida e rimanda le decisioni sui bossiani rei di aver cercato di rovinare la festa sul pratone di Pontida. E così ieri il Comitato di disciplina e garanzia riunito in via Bellerio, presieduto da Umberto Bossi e a cui ha partecipato il segretario Roberto Maroni, ha deciso di respingere dodici espulsioni sulle diciassette prese in esame. Ma «non abbiamo parlato dei casi recenti - spiega il segretario della Lega lombarda Matteo Salvini - È stata allontanata una persona che attendeva provvedimenti da una vita». Unico nome noto quello del consigliere regionale veneto Santino Bozza, anima della protesta contro Flavio Tosi a Pontida, la cui espulsione era stata chiesta dal consiglio nazionale della Liga veneta a marzo dopo che aveva presentato un esposto alla guardia di finanza sui rimborsi del gruppo Lega in consiglio regionale e invitato a votare Pd.

C'era molta attesa dopo gli schiaffi di sabato a Padova dopo l'esame del capitolo veneto della secessione leghista, soprattutto per le voci che vorrebbero Bossi pronto a fondare un nuovo partito. Un'eventualità mentita dallo stesso Senatùr, ma che continua ad agitare gli irriducibili. Salvo poi leggere un articolo nel sito Linkiesta che rivelerebbe un patto (soprattutto economico) stretto dallo stesso Bossi con Maroni alla vigilia del congresso di luglio ad Assago che sancì la storica successione.

Si vedrà. Per ora c'è il rinvio di qualunque provvedimento a carico dei leghisti lombardi a cui dopo l'insurrezione di Pontida qualcuno vorrebbe presentare il conto. A cominciare dall'ex capogruppo alla Camera, quel Marco Reguzzoni protagonista del Cerchio magico che proprio Salvini ha qualche giorno fa incontrato per chiedergli che intenzioni abbia. «Penso che il capitolo delle beghe sia chiuso», ha tagliato corto ieri Salvini. Una difesa un po' debole, visti i tempi che sta vivendo il Carroccio.

E a chi gli chiedeva se il capitolo della espulsioni sia congelato, Salvini non ha potuto che replicare con una battuta: «Con questo caldo non si può congelare nulla». Segno che tutto è soltanto rimandato. Anche se per ora incassa l'approvazione di Maroni: «Lavoriamo per raddoppiare gli iscritti - il tweet del segretario - Le polemiche le vogliono 10 persone. Bravo Matteo Salvini: zero chiacchiere e tanti fatti». Ma la faccenda nella Lega non è certo così semplice.