L'incontro a mezzanotte con il suo assassino

La difficile caccia al killer dell'imprenditore Luca Tromboni. Da telefonino e telecamere la speranza della traccia giusta

Un'indagine complessa, è il laconico commento dei carabinieri che dopo un primo giro di interrogatori di famigliari e amici non sono riusciti a privilegiare un pista per scoprire l'assassino di Luca Tromboni. L'imprenditore, 50 anni, è stata freddato giovedì sera nel suo stabilimento di via Brenta a Rozzano, da un killer che gli ha sparato due colpi di pistola. Non un rapinatore o un assassino penetrato di soppiatto, ma qualcuno conosciuto e forse atteso.

La ditta Tromboni, fondata nel 1967 da Romano, 81 anni, produce viti e bulloni speciali e ha sempre macinato profitti, anche quando il capo famiglia ha passato il testimone ai figli Luca e Sandro, 43 anni. Ultimamente era un po' in sofferenza per colpa della crisi, Luca ha dovuto prepensionare alcuni dipendenti, senza però ricorrere a dolorosi licenziamenti. E così si esclude già il un primo movente: la vendetta di un operaio maltrattato. La vittima viene universalmente descritta come un gran lavoratore, mai meno di 12/14 ore al giorno, facendo la spola tra Rozzano e Lesmo, dove abita con moglie e figlio. Il resto della famiglia è rimasta a Rozzano: Sandro qualche civico più avanti la ditta, i genitori giusto davanti.

Infatti è proprio mamma Angiolina, 75 anni, e scoprire il delitto. Giovedì il figlio cena presto da lei, poi torna in ufficio. Alle 23.30 la donna scorge la sua vettura sul piazzale e la rivede la mattina dopo alle 6. Preoccupata scende a controllare e lo trova a terra con la testa ferita. Pensa a una caduta accidentale, esce gridando aiuto e solo più tardi i carabinieri le spiegheranno che di un colpo al capo si tratta, ma di pistola. Gli investigatori scavano nella vita privata dell'uomo ma non trovano grandi particolari: l'uomo apparentemente non gioca d'azzardo, non fa uso di stupefacenti, non ha amanti. Esclusa anche la rapina, la vittima aveva ancor il portafoglio in tasca. Anzi l'assassino è entrato senza forzare porte o finestre ma come fosse conosciuto o addirittura atteso dalla vittima. Dunque le ricerche vanno estese in campo professionale e relazionale. Vengono sentiti famigliari, parenti, amici, conoscenti: emergono rapporti non idilliaci con il fratello, qualche criticità nei bilanci della ditta. Ma niente che possa condurre a un omicidio o a una pista concreta.

Inizia la repertazione di qualsiasi elemento utile dalle chiamate sul telefonino alle telecamere anche se in zona non ce ne sono vicine al luogo del delitto. Ancora senza esito la ricerca dei bossoli. Essendo il delitto avvenuto in un'officina piena di pezzi metallici potrebbero essere rotolati, andandosi a confondere in mezzo a qualche vite o bullone. Oppure raccolti e fatti sparire dall'assassino. Un'ogiva è perà rimasta nel corpo della vittima, più che sufficiente per risalire al calibro, con ogni probabilità una 7.65. «Non sarà un'indagine facile» continuano a ripetere i carabinieri che attendono l'autopsia, prevista per i primi giorni della settimana prossima, ma anche l'esame dei tabulati telefonici e delle celle sopra Rozzano, per capire con chi ha parlato la vittima e chi si è avvicinato giovedì allo stabilimento. Quindi inizierà un altro giro di interrogatori con amici e parenti. In attesa della svolta delle indagini.