Mantovani torna libero (e in aula al Pirellone)

L'ex vice lombardo era ai domiciliari All'inizio giugno affronterà il processo

Luca Fazzo

Martedì prossimo al Pirellone, la prossima seduta del consiglio regionale: si parlerà della nuova legge sulle fiere, del «mutamento delle circoscrizioni comunali dei comuni di Trovo e di Rognano, in provincia di Pavia».

Ma al primo punto dell'ordine del giorno c'è da ieri la «presa d'atto» del ritorno in aula di Mario Mantovani: che dal consiglio mancava dal giorno del suo arresto, il 13 ottobre scorso, e che per tutta la durata della custodia cautelare era stato dichiarato sospeso dall'incarico e sostituito da Luigi Pagliuca, primo dei non eletti. Ma da ieri Mantovani è un uomo libero, emartedì riprenderà il suo posto in consiglio.

Contro questa prospettiva, la Procura si è battuta sino all'ultimo: dapprima opponendosi al ricorso di Mantovani contro l'ordinanza cautelare, poi chiedendo che ne venisse emessa un'altra, sostenendo che tornando libero l'ex assessore avrebbe potuto inquinare le prove e commettere altri reati. Per questo il pm Polizzi aveva chiesto che a Mantovani venisse inflitto almeno l'obbligo di dimora al suo paese, Arconate, che per legge avrebbe impedito il rientro dell'esponente di Forza Italia in consiglio. Niente da fare, il tribunale ha respinto tutto, e martedì Mantovani tornerà consigliere a tutti gli effetti.

Certo, i problemi non sono finiti: perché il prossimo 8 giugno comincerà il processo per corruzione, concussione e turbativa d'asta che vede Mantovani per ora come unico imputato. Basterebbe una condanna in primo grado perché Mantovani, in base alla legge Severino, decadesse dalla carica di consigliere. Ma la convinzione dell'ex assessore è che una condanna non ci sarà, e la richiesta di venire processato con rito immediato, saltando l'udienza preliminare, è nata proprio dall'obiettivo di vedersi riabilitato il prima possibile da una sentenza di assoluzione.

Il fronte sul quale Mantovani si sente più forte è anche quello dove l'accusa è più pesante, la concussione che avrebbe commesso ai danni di Piero Baratono, provveditore alle opere pubbliche, per fargli mantenere in servizio un funzionario già condannato: Mantovani ha spiegato di non sapere della condanna del tecnico, ma soprattutto di non avere mai esercitato pressioni su Baratono. E lo stesso provveditore, nelle dichiarazioni dopo l'arresto di Mantovani,negò di avere subito diktat di alcun tipo.

Poi ci sono le accuse d corruzione, per i lavori che Mantovani si sarebbe fatto fare (importo calcolato dai pm: 264mila euro) dall'architetto Gianluca Parotti, senza pagarlo ma promettendogli di sdebitarsi con incarichi pubblici, ma anche da questa imputazione l'ex assessore si dice sicuro di poter uscire assolto, così come dalle accuse minori di turbativa d'asta e abuso d'ufficio.