Milano è la capitale del non profit: 25mila i volontari

L'ultimo «censimento» aveva fotografato una realtà con oltre diecimila gruppi. In Lombardia sono 30mila 

Quanti sono? Tantissimi. A Milano non ne parliamo. Fanno la parte del leone, per così dire. E' il popolo silenzioso del volontariato. Di chi opera nelle onlus, nelle associazioni, nelle fondazioni. Molte sono organizzazioni ufficiali. Alcune di grandi dimensioni, strutturate come vere e proprie imprese. Altre nemmeno si conoscono o sono solo più piccole, spesso animate da meticolosi artigiani della bontà. Del pensare agli altri. Concretamente. Progetto dopo progetto. E' a questo mondo che Milano pensa con attenzione «anche in tempo di crisi». Lo fa. Un contesto ricco e in evoluzione, emerso chiaramente nei giorni scorsi, presso il Centro Svizzero di via Palestro, a Milano, dove la Fondazione Ernst & Young Italia, ha organizzato un convegno dal titolo «Il Non Profit in Evoluzione. Le nuove frontiere».

Partendo dai numeri, l'approfondimento ha esaminato una realtà importante e di sostanza, di valore perché sono oltre 450.000 le organizzazioni del terzo settore per un movimento complessivo di 50 miliardi di euro. «Come Fondazione Ernst & Young ci siamo posti un obiettivo ambizioso, ma molto concreto - ha detto Donato Iacovone, amministratore Delegato di Ernst & Young - di contribuire a generare 5 miliardi di euro di nuove risorse da destinare a progetti sociali». Obiettivo dichiarato: far crescere l'efficienza, la qualità e la trasparenza. Dare un impronta manageriale. Elaborare numeri e valutarne la concretezza nei progetti: secondo la ricerca effettuata da ContactLab, in collaborazione con VITA Consulting, ad esempio, di queste oltre 450 mila organizzazioni Non Profit italiane solo 43.900 sono iscritte nei registri del 5x1000. E a proposito di crisi economica del nostro Paese, la stessa indagine, titolata «Non Profit Report 2012», dice che nel 2012 è diminuita del 4% (dal 48% del 2011 al 44% del 2012) la percentuale di chi dona abitualmente alle organizzazioni non profit; ma al contrario, sono aumentati del 3% (dal 30% al 33%) i donatori occasionali.

Milano, anche per tradizione e atteggiamento culturale, in questo scenario si colloca ai vertici ed è sempre più orientata al volontariato. Lo dicono le cifre. Le indagini. Istat dopo Istat. Sono in crescita, persino in tempi di crisi, le realtà associazioniste: quelle milanesi e di provincia, quelle lombarde. E comunque i numeri, le cifre importanti di questo Terzo Settore sono impressionanti. Solo in Lombardia già dal 1999 (fonte ASR-Lombardia, Istat, Censimento delle Istituzioni private e delle imprese non profit) le associazioni riconosciute erano 8.544, 672 le fondazioni, 19.364 le associazioni non riconosciute, 808 cooperative sociali, per arrivare ad un numero di 31.119 «gruppi» totali. Milano, da sola, rappresenta circa il 33% di questo associativismo, con 2866 organizzazioni riconosciute e altre 6263 no, per un totale di 10.203 gruppi. Seguita a ruota da Bergamo 1285 riconosciute, 2872 non riconosciute e un totale di 4.664; poi Brescia con 3.546 organizzazioni totali, Varese con 2.607, Como con 2.263, quindi Lecco con 1.817 e Mantova con 1.787. Numeri che dovrebbero quasi raddoppiare secondo una fotografia più recente.

Si tratta in ogni caso di organizzazioni fatte di persone che coinvolgerebbero 5.648 dipendenti (su un totale italiano di 33.601 persone) e soprattutto di 25.269 volontari (il totale italiano è 177.618). Anche questi valori andrebbero quasi raddoppiati nel 2012. Sempre secondo il Report Non Profit 2012: «La crisi sembra non incidere più di tanto sulle abitudini di dono, anche se un quarto dei donatori ne avverte l'impatto. Tendenzialmente, chi è abituato a donare continua a farlo, come ha sempre fatto o ritoccando solo lievemente gli importi delle proprie donazioni. Infatti, alla domanda «Quanto ha inciso la crisi economica sulle tue donazioni?», il 44% risponde: «Poco, dono sempre anche se un po' meno delle precedenti donazioni». Il 32% risponde «per niente, continuo a donare come ho sempre fatto» e solo il 24% afferma «molto, non riesco più a donare come gli anni precedenti».

Il problema principale del non profit oggi non è tanto la crisi economica, bensì la mancanza di professionalità all'interno delle organizzazioni: mancano i fund raiser, persone formate e specializzate nella raccolta fondi che sappiano comunicare e rapportarsi con i donatori in maniera efficace.