Il monito: «I consumi non sono quelli della Milano da bere»

Un consiglio intimo a chi per lavoro sta dietro un bancone. «Entrando in un negozio, è importante non trovare solo la scaltrezza, ma uno sguardo il più possibile attento alla persona». È l'esortazione più personale, quasi da confessore, che il cardinale Angelo Scola rivolge ai commercianti in questo appuntamento natalizio tra la Confcommercio e il vescovo. Invitato dal leader storico Carlo Sangalli, Scola tiene praticamente una lezione sul senso nuovo del consumo, «equo» e «solidale», in questi anni di «povertà inimmaginabili fino a quindici anni fa». Dice che la «ripresa dei consumi» che tutti attendono non può arrivare «dal modello della Milano da bere».

Ma gli applausi, a scena aperta, arrivano quando il cardinale scandisce questo precetto antico eppure nuovo, comandamento difficile in anni di consumismo e di crisi. «Rispettare il valore della domenica» dice l'arcivescovo e le mani della platea scattano in un'esplosione che è più che approvazione, è il sollievo di chi è costretto a inseguire i costumi stranieri di catene commerciali enormi e potentissimi. «È come se avessimo l'illusione che ci si riposa da soli» dice il cardinale. La mamma il lunedì, il figlio giovedì, il padre chissà. Invece «il riposo ha bisogno di una dimensione sociale» per creare «una rigenerazione rapporti».

Spiega, e fa quasi sorridere, che «la domenica non è solo la Messa». È «un modo di stare insieme». Con i figli all'oratorio, per mantenere viva «la dimensione educativa» ma anche con i nonni, che spesso soffrono la solitudine. «Penso all' importanza della cura degli anziani, alle case di riposo dove sono presenti i grandi vecchi. Ascolto spesso le loro lamentele sulla fatica dei loro figlioli ad andare a trovarli». Non è tutta colpa di figli improvvisamente degeneri: «Ci vogliono tempi per andare dai genitori anziani: il riposo è fondamentale anche per questo». E così ancora l'appello per i crociati della saracinesca: «Vi prego di difendere e promuovere la domenica».