In mostra i grandi dipinti miracolati dal terremoto

Al Museo Diocesano fino al 30 giugno 56 opere di Perugino e altri artisti a cura di Sgarbi e Tisi

Il biancore del «Cristo della Passione» di Perugino e «Santa Caterina» di Antoniazzo Romano. Sono due dei cinquantasei dipinti contenuti nella mostra «Capolavori Sibillini. Le Marche e i luoghi della bellezza», a cura di Daniela Tisi e Vittorio Sgarbi, accolta da oggi fino al 30 giugno nel museo diocesano Carlo Maria Martini.

Artisti come Crivelli, Spadino, Cristoforo Munari, Cristoforo Unterperger, Corrado Gianquinto, Simone De Magistris, Ignazio Stern, Nicola di Ulisse da Siena, Salvatore Monosilio, Vincenzo Pagani rimangono sei mesi in questa città, pronta a dare asilo all'arte che non è stata toccata dal terremoto. «Li abbiamo salvati dalle scosse perché abbiamo agito in modo repentino e ora ringraziamo il Diocesano per ospitarli in questi sei mesi, durante i quali i musei e le pinacoteche cui appartenevano saranno ristrutturati dai danni prodotti dal sisma del 24 agosto 2016» racconta Daniela Tisi, direttore della rete museale dei monti Sibillini, che comprende dieci comuni e tre province: Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.

Simbolo e dipinto introduttivo dell'esposizione, che ha cambiato volto al Diocesano, è la Maga di Corrado Gianquinto, che viene interpretata come la Sibilla, una figura divinatrice di donna, che sui monti Sibillini è entrata addirittura nella tradizione cristiana, come una sorta di santa.

La sezione espositiva si articola in cinque «stanze». La prima è dedicata alla pinacoteca di Montefortino, la seconda alla pinacoteca civica Scipione Gentili di San Genesio, la terza alla pinacoteca civica di Sarnano, la quarta al polo museale della Città di Sisto V e la quinta a Loro Piceno. «Siamo soddisfatti che le nostre opere siano qui al riparo nella Fondazione Sant'Ambrogio, in una città che si può considerare la capitale d'Italia» ha detto Raimondo Orsetti, dirigente regionale delle Marche per lo sviluppo, mentre l'assessore alla cultura della Regione Marche, Moreno Pieroni, ha confermato di «ripartire da Milano con un messaggio: le aeree colpite dal sisma sono pronte a presentarsi rinnovate già dalla primavera 2018».

Una parte di queste opere viene da una mostra che si è conclusa a Osimo il 19 novembre «Capolavori sibillini - l'arte dei luoghi feriti dal sisma», a cui è stata conferita la medaglia d'oro da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Questa esposizione è un valido contributo alla conoscenza e alla valorizzazione di un patrimonio di straordinaria bellezza ancora poco noto al pubblico milanese. Diamo voce a una terra ferita ma molto ricca di cultura» ha commentato Nadia Righi, direttore del museo diocesano. L'oro delle Madonne che appaiono in tante loro declinazioni, c'è anche un affresco dedicato alla Madonna del Latte di Pierpalma da Fermo (1470 circa) e una tavola con il Matrimonio mistico di Santa Caterina, che si può riferire alla bottega di Domenico Ghirlandaio, realizzata intorno al 1480. Entrambi i dipinti appartengono alla pinacoteca di San Genesio.

Sono bellezze che portano la luce di una bellezza accesa, dai colori potenti. «L'aspetto migliore di questa esposizione è che la tela più modesta è stata trattata con la stessa dignità del capolavoro» nota Daniela Tisi.

Ora le Marche si stanno preparando a celebrazioni di grande rilevanza culturale come «Leopardi e L'Infinito», visto che nel 2019 scadono i duecento anni della composizione di una delle liriche più belle della nostra letteratura.