Ecco il volto di Leonardo: è un robot giapponese

Al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano in mostra un automa con le fattezze del genio italiano

Ormai li troviamo dappertutto, dall’industria ai supermercati del futuro, dal cinema alla medicina, dai trasporti all’esplorazione degli abissi e del cosmo. Hanno solleticato la nostra curiosità di bambini, hanno risvegliato antiche inquietudini, a volte ci hanno fatto tanta paura: nella fantascienza, già ben prima di Asimov, sono diventati capaci di ribellarsi, provare sentimenti e rinnegare i padri-padroni umani. E anche se sono nati per aiutarci nella vita di tutti i giorni, abbiamo sempre dato per scontato che se ne stessero tranquilli al loro posto, come del resto suggerisce l'antico etimo slavo «rabota», cioè servitù.

Ma cosa accadrebbe se un giorno non si accontentassero di vivere per noi, e volessero, per davvero, vivere con noi, parlarci, interagire? E soprattutto, come cambierebbe il nostro modo di vedere il mondo se avessimo al nostro fianco macchine pensanti? Un assaggio possiamo averlo al Museo della Scienza, che da oggi fino a domenica 27 settembre offre ospitalità a un robot tutto speciale: un automa con le fattezze di un anziano Leonardo da Vinci, barbone bianco e sguardo accigliato compresi, che arriva fresco fresco dal Giappone per animare, è proprio il caso di dirlo, la mostra «Vivere con i robot», un'occasione per stringere la mano al genio rinascimentale e intanto riflettere sul ruolo che robot, intelligenze artificiali e macchine sempre più autonome potranno avere da qui a pochissimo nella nostra vita.

L'androide, che a guardarlo fa un certo effetto tanto appare simile a un Leonardo in carne ed ossa, è stato progettato dal team di Minoru Asada, direttore Robotica di neuroscienze cognitive dell'Università di Osaka, che lavora allo sviluppo di macchine sempre più simili agli umani. Il volto è curato al millimetro, dalla pelle alla mimica facciale. Proprio quest'ultima, raffinatissima, è il fiore all'occhiello dell'androide, che interagisce con i visitatori recitando frasi, massime e motti ricavati da autografi leonardeschi e, durante i fine settimana, sarà in grado di rispondere al pubblico grazie alla presenza di un operatore.

Tutto molto divertente, ma non è solo un gioco: alla base c'è una disciplina, le neuroscienze cognitive, che da una trentina d'anni studia i fondamenti cerebrali dei nostri pensieri, prepara il terreno per la loro riproducibilità artificiale e saggia le nuove frontiere dell'interazione uomo-macchina.

Asada è un'autorità internazionale in materia: in Italia collabora con l'IIT – Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, mentre in Giappone sta lavorando per riunire una rete di professionisti e aprire a Osaka un museo dedicato a Leonardo da Vinci, che nel paese del Sol Levante è considerato un mito, l'archetipo stesso dell'inventore: “Se Leonardo vivesse oggi -dice- senza dubbio si occuperebbe di robot”. Magari, azzardiamo noi, avrebbe saputo regalare un soffio vitale al suggestivo automa Cavaliere delineato a fine Quattrocento nel Codice Atlantico, che doveva animare le feste della corte sforzesca.