Orsola Clerici e Chiara Troglio

Carte da parati dipinte a mano, personalizzabili grazie alla tecnologia, ma vendute on line, da Milano a New York e oltre.. La sapienza e la tecnica artigiane, unite alla creatività e alla fantasia, commercializzate in rete. Per il secondo anno di seguito Picta Wallpaper partecipano al Fuori Salone, dopo il debutto a Homi, e si sdoppiano alle Cinque Vie (Studio Nerino, via Santa Marta e Son, in via Zenale 3). Contemporaneamente presenteranno «Alvise», la nuova collezione per Jannelli&Volpi (via Melzo 7). Ma chi si nasconde dietro le carte da parati dipinte a mano? Due giovani milanesi, Orsola Clerici (classe 1979) e Chiara Troglio (1978) che hanno trasferito l'esperienza maturata in oltre dieci anni di attività come decoratrici d'interni e gli studi all'accademia di restauro di Como e all'Accademia di Brera, sulla carta. L'idea nasce «dalla volontà di rendere facilmente esportabile la tradizionale decorazione di interni, mantenendone l'elevata qualità pittorica. La nostra esperienza di decoratrici, sotto il marchio Picta lab - spiegano - ci ha insegnato come la pennellata viva sia l'unico mezzo per far emergere la profondità delle immagini e il loro movimento oltre che per poter toccare la matericità del colore». Orsola e Chiara, dopo gli studi, cominciano, appunto, a eseguire lavori di decorazioni di interni e di «para restauro»: decorazioni di finto marmo, restauro di soffitti a cassettoni. Con il passa parola, la richiesta cresce: cominciano a curare tutto il progetto, dalla scelta del colore delle pareti, ai dettagli pittorici, le decorazioni e le finiture. «Il lavoro diventa via via più creativo perché a seconda delle richieste del cliente e dei suoi gusti, ci venivano richiesti dai finti marmi ai motivi floreali, dai trompe-l'oeil a dipinti su muro ispirati alla pittura romana antica. Ci siamo trovate a decorare appartamenti a Parigi, Londra, in Sardegna, a Pantelleria. Il senso della decorazione è appunto questo: nobilitare o rendere speciali spazi angusti o brutti e “seguire” lo stile del palazzo e dei luoghi». «Davanti alla crisi in questo settore, se non investi soccombi - spiega Orsola -. Quando c'è meno lavoro è il momento giusto per inventarsi qualcosa di nuovo». L'idea è arrivata...«Ci avevano chiesto una ricca decorazione per un armadio a New York, ma non riuscivamo ad andare. Se non puoi esportare te stesso, esporti il lavoro, mi sono detta!». Da qui le carte da parati: «Ci siamo rese conto che per poter raggiungere un pubblico geograficamente più vasto era necessario trovare un supporto facilmente trasportabile, ma che garantisse la stessa resa di una parete. Una volta dipinte le carte sono veloci da spedire e facili da posare, ma una volta posate hanno la medesima resa di un dipinto su muro».