Parisi-Sala, è caccia ai voti (tra gli astenuti e a sinistra)

Il manager scelto dal centrodestra deve richiamare alle urne i moderati Il candidato Pd è costretto a sbilanciarsi verso l'elettorato più radicale

di Carlo Maria LomartireSebbene manchino cinque mesi alle elezioni amministrative, nei fatti a Milano la campagna elettorale è già cominciata, dopo che centrodestra e centrosinistra hanno scelto, pur con modalità molto diverse, i rispettivi candidati sindaco. Anzi, dal canto suo Corrado Passera aveva dato inizio da tempo e prima di tutti alla sua dispendiosa campagna, ma ora, con Giusepe Sala e Stefano Parisi in campo, il suo ruolo appare francamente marginale. L'unico modo per renderlo importante è che Passera accetti l'invito di Parisi ad allearsi con lui, così prenotando il ritorno del centrodestra a Palazzo Marino dopo la breve e inconcludente parentesi arancione. I veri contendenti, dunque, restano due, e tanti resteranno anche se a sinistra della sinistra dovesse comparire un altro candidato, ad esempio quel Pippo Civati spinto da Sergio Cofferati - il cui sostegno, come ha dimostrato nelle regionali liguri dell'anno scorso, non è di buon auspicio. Ma come si stanno muovendo Sala e Parisi? Per ora vanno alla ricerca dell'elettore perduto. Nelle elezioni del 2011 vinte da Pisapia, al ballottaggio votò il 67 per cento degli elettori. Diverse analisi hanno dimostrato che almeno la metà di quel 33 per cento di non votanti (senza contare le molte schede bianche e nulle) erano elettori di centrodestra: gente delusa, stanca, confusa, frustrata per diverse ragioni. Prima di tutto la violenta, ossessiva e ormai quasi ventennale campagna nazionale e internazionale contro Berlusconi e il centrodestra ovunque governasse; quindi lo schieramento della grande stampa contro Letizia Moratti e la sua amministrazione di Milano, città della quale perciò bisognava dire tutto il male possibile. E poco importava la conquista di Expo - al quale, anzi, la sinistra milanese era apertamente ostile - dovuta al forte impegno personale di Letizia. Infine ebbe un certo peso anche l'insufficiente carica di simpatia e di capacità comunicative del sindaco uscente, nonostante i suoi molti e spesso non riconosciuti meriti. Conclusione: Moratti ha perso a causa di quelle massicce defezioni a destra. E sono quei voti che, prima di tutto, Parisi vuole recuperare, rivolgendosi con proposte liberali al ceto medio, alle partire Iva, al mondo delle professioni e del commercio ai simpatizzanti della Lega, alle periferie e ai nuovi poveri parlando, senza pregiudizi politicamente corretti, anche di sicurezza e di gestione seria di flussi immigratori. Se così otterrà l'effetto di riportare alle urne buona parte di quegli elettori di centrodestra che nel 2011 non sono andati a votare, Parisi avrà vinto.Sala, invece, si deve guardare a sinistra. La nascita di una «Lista Civati» (o chi per lui) riprodurrebbe a Milano l'effetto Liguria, dove la presentazione di una contro-lista a sinistra della sinistra anche lì per iniziativa di Cofferati - regalò a Giovanni Toti di Forza Italia una insperata vittoria. Il signor Expo è perciò costretto a sbilanciarsi quella parte, dismettendo la grisaglia da moderato che ha sempre indossato e grazie alla quale prima della scelta di Parisi perfino qualche elettore deluso del centrodestra aveva pensato di votarlo. In questa fase, dunque le proposte politiche, i programmi di governo della città restano sullo sfondo, finalizzate, in un modo o nell'altro, alla ricerca dell'elettore perduto. O, nel caso di Sala, che si rischia di perdere.