Patto tra Regione e Coni: lo sport entra nelle carceri

Siglata l'intesa con l'amministrazione penitenziaria lombarda Verranno ampliati gli spazi dedicati alle attività e agli svaghi

Antonio RuzzoSi dice lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Oltre le sbarre in questo caso. Lo sport come riscatto sociale sta tutto in una firma. Messa ieri mattina sull'accordo tra il Comitato Regionale Lombardia del Coni e il provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria. Figlio di un'intesa nazionale col ministero della Giustizia che prevede la consulenza di tecnici Coni per valutare gli spazi che i penitenziari dedicano alla pratica sportiva e per capire dove si può estendere un progetto già sperimentato nel carcere milanese di Opera sulla formazione dei detenuti come operatori sportivi. La speranza è quella di ampliare così l'offerta sportiva e formativa, di aumentare le occasioni di socializzazione, di far crescere l'autostima e di contribuire ad allentare la tensione della detenzione.Oggi nelle 18 carceri lombarde almeno un detenuto su tre pratica uno sport ma è un'attività che va incentivata, i numeri devono crescere. «È necessario dare una regia e una migliore organizzazione alle attività nelle carceri- ha spiegato il provveditore delle carceri lombarde Aldo Fabozzi- lo sport è importante perché i detenuti così stanno fuori dalle celle, fanno attività sportiva in modo intelligente e anche il lavoro della polizia penitenziaria ne trae beneficio» Non solo. Un altro progetto possibile è la promozione di attività per i bambini figli di detenute, sia che vivano con le madri nel penitenziario sia che vadano a fare visita a un genitore. L'accordo, firmato vuole coinvolgere anche altre istituzioni, come la Regione, le università e associazioni come la Fondazione Cannavò. «Fare sport aiuta a riappropriarsi della propria vita, a reinserirsi nella società e a essere donne e uomini nuovi- ha spiegato il presdente del Coni Lombardo Oreste Perri- ma per dare qualità al progetto occorre soprattutto fare un gioco di squadra». E la Regione Lombardia non si tira indietro ricordando il progetto «Oltre il muro» realizzato in collaborazione con i comitati territoriali Uisp: «L'obiettivo è stato quello di favorire, attraverso lo sport, il recupero sociale, l'elevazione culturale, il benessere psicofisico e i miglioramento della qualità della vita dei detenuti e delle detenute, al fine di facilitare il loro reinserimento nella società civile- ha spiegato l'assessore allo sport Antonio Rossi- Siamo riusciti a coinvolgere 2.236 detenuti, 145 detenute, 45 minori detenuti e anche 295 persone della Polizia penitenziaria e dell'area educativa che sono stati seguiti da educatori sportivi, tecnici sportivi, animatori, formatori, insegnanti, volontari». Per la Regione il protocollo del Coni Lombardia va proprio in questa direzione: «E' quasi un accordo attuativo regionale della misura nazionale che saluto con piacere- ha concluso Rossi- e che ben si coniuga con le finalità del progetto di Regione e Uisp e con la politica dell'Assessorato di riscattare le persone attraverso il moto»