«La prefettura sarà una casa di vetro»

Promette di viaggiare come un treno «che corra su due binari: i principi costituzionali e l'ordinamento». Ha il piglio autorevole del professore universitario e oggi potrebbe essere su una cattedra di Storia del diritto medievale se il padre non fosse stato spostato da Pisa per dirigere il commissariato di Legnano. «Non conoscevo nessuno e questo ha fatto bene al mio studio per i concorsi». Primo giorno da prefetto di Milano ieri per Francesco Paolo Tronca. Nato a Palermo dove però non ha mai vissuto 61 anni fa, Tronca si è laureato a Pisa in Giurisprudenza e poi in Storia. Il servizio militare come ufficiale nella guardia di finanza, concorso di commissario di polizia e incarico a Varese nel 1977. Nel 1979 il concorso di consigliere di prefettura e l'arrivo a Milano dove ricopre vari incarichi fino a viceprefetto vicario. Nel 2003 la nomina a prefetto e la Sede di Lucca, poi Brescia e dal 2008 è capo del Dipartimento dei vigili del fuoco. Un'esperienza che emotivamente non ha ancora abbandonato se, incontrando i giornalisti quando i mobili del suo studio di Palazzo Diotti sono stati su sua indicazione spostati da poche ore, si turba raccontando di due terremoti, Viareggio, le Cinque Terre, la Costa Concordia e anche il pullman di Avellino. «Lì di certo ho imparato una cosa: che bisogna decidere in fretta». Quello non era «un posto dove i problemi potessero essere rinviati, ora sono a Milano e il lavoro è diverso, ma voglio portarmi dietro lo stesso pragmatismo». Perché «trascurare un piccolo problema può significare farlo degenerare in un'emergenza». Alla stampa chiede di essere sentinella sul territorio e alla città promette che «la prefettura sarà una casa di vetro, nessuna domanda dei cittadini dovrà rimanere senza risposta: si diranno anche dei no, ma nessuno dirà di non essere stato ascoltato». Tante le priorità per quella che «nei prossimi mesi con l'Expo diventerà una vetrina mondiale: una straordinaria opportunità per far essere Milano quella che è sempre stata, una città pilota in termini di democrazia, dinamicità e solidarietà». Sulle infiltrazioni mafiose nessun allarmismo, ma anche nessuna intenzione di minimizzare. «Sono presenze che vanno monitorate, me ne occuperò personalmente e non ci saranno sconti. Sono patologie che non possono assolutamente essere accettate». Arriva immediata la proposta di collaborazione del governatore Roberto Maroni: «Saremo alleati per fare di Expo un evento 100 per cento mafia free».
Ieri i primi incontri con i vertici delle forze dell'ordine e la raccomandazione di tenere la guardia molto alta sul tema della sicurezza e della prevenzione di focolai di terrorismo nazionale e internazionale. «Perché il governo - assicura Tronca - è molto attento alla situazione nel mondo arabo e la questione egiziana viene costantemente analizzata». La proposta del ministro Cecile Kyenge a proposito dello ius soli? «Vedremo», taglia corto il prefetto che a proposito di una possibile moschea a Milano si dice disposto ad ascoltare le associazioni islamiche per «esaminare la questione con tutti i dati necessari». Ma «la sicurezza dei cittadini non è negoziabile».