Tra pubblicità d'epoca e vedute storiche vanno all'asta i ricordi

Opere di Boccioni, Depero, Dudovich e Balla nell'incanto del collezionista milanese Zanetti

La storia delle cartoline inizia dal francobollo. Paolo compiva otto anni ed era giugno di mezzo secolo fa. Il '67. Quello dei Beatles e della contestazione. Il suo regalo furono 500 lire da papà e mamma e lui li spiazzò. Niente figurine, ma una «mazzetta». In gergo, ben diverso da ciò che è oggi. Paolo portò quelle otto primavere in via Armorari e comprò un pacchetto di bolli. Ma la natura, che l'aveva plasmato con il sano virus del collezionismo, lo spinse su tutt'altri lidi. E, inseguendo l'affrancatura, s'innamorò di ciò che la portava. Appunto, la cartolina.

Oggi i bambini di otto anni non sanno nemmeno cosa sia, però su consolle e computer uccidono mostri che Paolo Zanetti - prossimo a doppiare la boa dei 58 - non sa neppure come siano fatti. Quelle vecchie fotografie, sbiadite e ingiallite, su Internet sono arrivate eccome. Ne esistono di due famiglie. Quelle elettroniche, impersonali e anonime come chi le spedisce con un clic senz'anima. E loro. Testimonianza di un tempo che fu. Perché nel XXI secolo il selfie le ha uccise. Nessuno le stampa. Nessuno le compra. Nessuno le vende. Nessuno le invia. Ma qualcuno le colleziona. Vestigia nostalgiche di quelli che eravamo.

A conservarle sono in tanti, oltre un centinaio solo a Milano. Hanno un'età media di una sessantina d'anni e più d'uno - doppiati i novanta - non si è stancato di cercare perle rare in un mare di tarocchi. E domani sarà una delle occasioni da non perdere perché si tiene la prima asta del 2017 delle cartoline storiche. I prezzi base si aggirano sui cento euro, ma alcuni pezzi arrivano anche ai 300. «Ci salvano gli amatori che decidono di smettere. Se non ci fossero loro, addio rarità». Zanetti, dopo decenni di caccia grossa, possiede un patrimonio di decine di migliaia di esemplari. È specializzato in due temi antitetici. Venezia e gli gnomi. Soprattutto, non vende nulla della sua collezione.

È un mecenate, insomma. E ha trasformato una passione in una professione. L'incanto non è pubblico, ma per corrispondenza. Una vendita che pratica da 32 anni. Niente urla né mani alzate. Niente battitori con il martelletto. La cartolina ama il silenzio di una scatola. La riservatezza di un cassetto. E se proprio mercato dev'essere, che sia taciturno. L'asta sarà per posta perché le stampe d'epoca hanno carattere e chiedono rispetto.

A pilotare domanda e offerta ci sarà Zanetti che ha allestito il catalogo, inserendovi quelle immagini di cui, colleghi come lui, per motivi diversi, vogliono sbarazzarsi. È una fase triste. Abbandonare un cammino di anni che ha portato ad accumulare molto materiale, risveglia la malinconia. Però è vita. Accanto a chi non se la sente più, c'è anche chi non se l'è mai sentita. Le raccolte ereditate, trovate in una vecchia soffitta o in una cassapanca, facilmente finiscono sul mercato. Il feeling non s'inventa. Ma essere richiesti è una forma di vita e di importanza. Quella che i francobolli hanno perso da tempo.

Le cartoline sono vive e vegete. A dispetto dei molti de profundis che hanno sentito intonare da sciocchi e gufi. Internet ha provato a soffocarle, vomitando in rete esemplari spesso discutibili e dal pregio e origini da verificare. Ma il futuro non è quello di una sala da museo per brontosauri del ricordo. Assottigliarsi non è morire. Solo selezione. E, se dalla prossima vacanza, invieremo un selfie in meno e un cartolina in più, ridaremo fiato a una poesia.