Quell'archiviazione

Luca Fazzo

Quando c'è di mezzo Beppe Sala, i percorsi della giustizia sembrano inevitabilmente aggrovigliarsi: e non è detto che questo sia un bene per il primo cittadino, che si trova formalmente ancora sotto inchiesta per vicende in cui è convinto di avere da tempo dimostrato la propria estraneità. E il caso dell'inchiesta sulle omissioni nelle sue dichiarazioni giurate su beni e possedimenti, che la Procura ha chiesto di archiviare ormai sei mesi fa, ma che è ancora aperta in attesa della decisione del giudice preliminare Anna Laura Marchiondelli. Ed è anche il caso della meno nota delle vicissitudine giudiziarie di mr.Expo: la denuncia spiccata contro di lui dall'imprenditore romano Sandro Sassoli nell'ottobre dello scorso anno.

Sassoli, titolare della società romana «Museo del Tempo», accusava Sala di truffa per averlo indotto a produrre milioni di pezzi di una medaglia commemorativa di Expo. Secondo Sassoli, gli era stato garantito che gli «Eurocoin» sarebbero stati messi in vendita con risalto sia all'interno dell'esposizione universale che nelle filiali di Banca Intesa. Promesse che secondo l'imprenditore sarebbero state totalmente disattese, al punto che la stragrande maggioranza delle medaglie gli sarebbero rimaste sul groppone.

Così, assistito dall'avvocato Sergio Orlandi, l'imprenditore ha denunciato Sala. L'inchiesta è rimasta a lungo parcheggiata in Procura, nel frattempo Sala vinceva le primarie e si candidava alla carica di sindaco di Milano. Più o meno in contemporanea, la Procura si convinceva della inconsistenza delle accuse e chiedeva l'archiviazione del fascicolo.

L'avvocato dell'imprenditore si oppone. Ed è a questo punto che la vicenda sembra impantanarsi nei tempi morti della giustizia. Il giudice preliminare Ilaria De Magistris fissa per il 22 luglio scorso l'udienza preliminare che deve vagliare le tesi (in conflitto) della procura e della parte civile. L'udienza si tiene, e al termine il giudice si riserva la decisione. «Vi farò sapere», dice in pratica, E da quel momento in poi non accade più nulla.

É ben vero che il codice non fissa un termine entro il quale, al termine di una udienza preliminare, il giudice debba depositare la sua decisione. Ma oggi sono passati cinque mesi. E una riflessione di cinque mesi è decisamente lunga, anche considerando il sovraccarico di lavoro dell'ufficio dei giudici preliminari.

Così, formalmente, entrambi i fascicoli rimangono aperti, in attesa della pronuncia del giudice: sei mesi per le dichiarazioni fasulle, cinque mesi per le monete di Expo. E, di conseguenza, Sala rimane nella scomoda posizione di indagato.

Non sembrano scelte a caso, quindi, le parole con cui il sindaco l'altro giorno ha spiegato il suo «scongelamento» e il ritorno con pieni poteri a Palazzo Marino. Sala ha motivato il gesto con l'esito delle verifiche compiute dai suoi legali che avrebbero accertato «l'inesistenza di altri capi di imputazione». Secondo i termini giuridici, infatti, si può parlare di imputazione solo quando la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di un indagato. E non è questo il caso nè della vicenda delle dichiarazioni nè dell'indagine sulle monete invendute. Per cui l'affermazione di Sala è tecnicamente inappuntabile.

Resta il fatto che i fascicoli sono ancora aperti, e che le indagini potrebbero riaprirsi se i giudici decidessero in questo senso. Ma quando?