«Re Lear, è ancora lui il monumento alla stupidità umana»

Rigillo debutta al Parenti con il classico di Shakespeare. Scommegna-Merini al Banterle

Antonio Bozzo

«La difficoltà più grande di questo mio primo Re Lear è stata di farne, d'accordo con il regista, una sorta di Giobbe costretto ad accettare la malvagità, un uomo capace di mettersi in testa una corona di spine, come farà un Dio che allora ancora non esisteva. Oggi siamo pieni di vecchi sfruttati da figli e nipoti, tali e quali il protagonista della tragedia shakespeariana il cui tema centrale è, appunto, la vecchiaia». Mariano Rigillo, grande attore napoletano con cinquant'anni di carriera, ci parla di Lear. La storia, al Franco Parenti da stasera al 16 ottobre. Prodotto da Teatro Stabile di Napoli, diretto da Giuseppe Dipasquale (su testo tradotto da Masolino D'Amico), con dieci attori in scena oltre a Rigillo, lo spettacolo fa la parte del leone tra i debutti della settimana.

«Se dovessi dare a un giovane una ragione per venire a vederlo», continua Rigillo, «gli direi che serve per capire come mai gli uomini sono così stupidi: cercano il dolore invece della gioia. Ho visto molti Re Lear, indimenticabile quello di Tino Carraro con regia di Strehler. E al cinema, i Lear di Laurence Olivier e del film diretto da Akira Kurosawa». La tragedia che Shakespeare scrisse nel 1605, riprendendo temi e leggende della mitologia britannica, ruota intorno alla spartizione del regno che il monarca vuole dividere fra le tre figlie, in base all'amore (presunto) che portano a lui. Per Rigillo, oltre che primo Lear, è la prima volta al Parenti, teatro che considera «un desiderio, come quello dei bambini che vogliono qualcosa a tutti i costi». Sempre al Parenti, in Sala A, dal 12 al 30 ottobre, va in scena Partitura P., di e con Fabrizio Falco, dove P. sta per Pirandello. Lo spettacolo è una sorta di sinfonia drammaturgica (musiche di Angelo Vitaliano) che ripercorre temi dalle novelle del Nobel di Girgenti.

Se ci spostiamo al Teatro Menotti (al numero 11 dell'omonima via) vedremo invece, da oggi al 16 ottobre, Barbara Alberti, Vauro Senesi e David Riondino in Quante storie. Alberti, reduce da una kermesse culturale a Crema, è fintamente agitatissima: «Non conosco bene la parte, lo spettacolo parla di questi anni disperati intrecciati alle nostre vite. Per fortuna c'è il vignettista Vauro, un genio, e la chitarra del regista, Riondino. Magari improvviso, ci sarà da divertirsi e riflettere».

Immaginiamo che l'appassionato di teatro abbia già messo in programma Elvira, l'omaggio a Louis Jouvet diretto e interpretato da Toni Servillo al Piccolo di via Rovello (da oggi al 18 dicembre), e che si lasci incuriosire dal Magnificat di Alda Merini interpretato da Arianna Scommegna nella nuova Sala Banterle in Corsia dei Servi 4 (dal 14 al 16 ottobre). Giovedì 13, invece, consigliamo una serata al Dal Verme (ore 21): il concerto di inaugurazione della stagione dei Pomeriggi Musicali, di cui è direttore artistico Maurizio Salerno. Sul podio, Daniele Rustioni e il violoncellista Mischa Maisky.