Riapre il Teatro dell'Arte ed è subito Bob Wilson

Ben vengano i colpi di scena, soprattutto quando hanno a che fare con il teatro. Domenica, sorprendendo un po' tutti, il rinato CRT aprirà la stagione nientemeno che con Robert Wilson e la sua versione del beckettiano Ultimo nastro di Krapp. Per una sola sera il Teatro dell'Arte ospiterà il più recente allestimento di questo eclettico divo che, secondo il New York Times, è «il più interessante innovatore nell'uso dello spazio e del tempo sul palcoscenico». Nel 1976, molto prima di diventare uno dei più autorevoli teatranti e dei più singolari artisti visivi degli ultimi decenni, Wilson aveva tenuto una delle sue ipnotiche performance nel Salone di via Ulisse Dini, sede storica del CRT.
La scelta del regista texano suggerisce quindi un'idea di continuità creativa con il passato, pur all'interno della discontinuità organizzativa ribadita (persino troppo) dalla neocostituita Fondazione CRT. Ma Wilson è anche un emblema della trasversalità di linguaggi su cui si fonda il programma 2013-14 del Teatro dell'Arte. Tra compagnie ipersperimentali (come la rigorosissima Opera diretta da Vincenzo Schino, in calendario a novembre), videoinstallazioni di Studio Azzurro, trilogie di una coraggiosa figlia d'arte qual è Irina Brook e sublimi musicisti nipponici come Leonard Eto, il CRT sembra intenzionato a sondare quel territorio di confine tra i vari ambiti espressivi, a evocare quella sensorialità intensa, ma paradossalmente ai limiti dell'impercettibile, verso cui tendono tutte le arti contemporanee.
Più tradizionale, ma forse solo in apparenza, lo spettacolo con cui il teatro Elfo Puccini inizia finalmente la sua stagione di prosa. Frost/Nixon (in cartellone da venerdì 18 a domenica 10 novembre) narra storia e retroscena del serrato confronto tra David Frost, uno dei più temuti intervistatori della storia della televisione, e l'ex presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon.
Nel 1977, tre anni dopo lo scandalo Watergate e le clamorose dimissioni dalla presidenza del politico repubblicano, Nixon decise di purificare la sua immagine pubblica attraverso una sorta di lavacro catodico. Sottovalutando Frost, e intascando dalla major televisiva ben due milioni e mezzo di dollari, si sottopose a una serie di domande che, indirettamente, lo portarono ad ammettere di aver ostacolato la giustizia nelle indagini che seguirono lo scandalo.
Indossando buffe parrucche vintage, Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani interpretano rispettivamente il cronista ambizioso e minuzioso, armato di puntiglio e di autoconsapevolezza della propria bravura, e il politico spaccone ma malinconico, una maschera involontariamente tragica e inevitabilmente comica. Già perché Frost/Nixon è anzitutto una commedia caratterizzata dall'efficace ritmo delle battute, dall'avvicendamento quasi geometrico dei personaggi, dalla scenografia costruita attraverso oggetti ironici e allusivi. Ed è anche l'ulteriore tentativo dell'Elfo Puccini di sperimentare un teatro con un soggetto televisivo e un background cinematografico (Il duello, il film diretto da Ron Howard nel 2008) che sia però massimamente, squisitamente teatrale.