Scuola, ora i dirigenti alzano la voce: «Vogliamo partecipare alle decisioni»

Vogliono sedersi al tavolo di chi decide. Col Comune, la Provincia o la Regione quando c'è da decidere i bacini di utenza oppure quando bisogna gestire lo smistamento degli alunni stranieri sul territorio, tanto per fare un esempio. Le scuole - per bocca dei loro dirigenti - sono stufe di essere solo i destinatari finali dei finanziamenti. Sono le scuole - e in questa parola comprendono tutti genitori, studenti, personale Ata e docenti - che sono sul campo e vogliono partecipare alle decisioni che le riguardano. È questo in sintesi il grido di battaglia lanciato ieri durante il convegno promosso dalla Faisal, la Federazione associazioni istituti scolastici della Lombardia che rivendicano più autonomia. O, meglio, che venga riempita di maggiori contenuti quell'Autonomia concessa alle scuole dal 2000 in campo amministrativo, didattico e organizzativo «ma che oggi ancora non si è completamente realizzata», spiega Michele Monopoli, preside del liceo Carducci che ha ospitato l'iniziativa. Un inizio di «rivoluzione» che parte proprio da Milano e dall'ottantina di autonomie scolastiche già in rete in città. E parte da una proposta di legge già presentata in Regione nel 2011 ma ora riproposta per diventare «interlocutori istituzionali con le amministrazioni locali», ha spiegato Annamaria Indinimeo, preside del Feltrinelli. Ieri infatti c'erano presidi di licei e di tecnici tutti convinti che «la partecipazione delle scuole non può essere lasciata soltanto alla buona volontà dei vari assessorati», ha detto Aldo Domina dirigente del Cardarelli-Massaua, una tra le scuole tra l'altro dove è stato trovato l'amianto. «È una richiesta legittima», ha concordato l'assessore milanese alla Scuola Francesco Cappelli. Così, per loro sarebbe più semplice risolvere questioni che poi invece mettono in difficoltà la gestione delle scuole. Dalla manutenzione degli edifici al riscaldamento, alla ristorazione o il reclutamento dei supplenti: sono decisioni che le scuole oggi non vogliono più solo subire.