Spaccio "drive-in" sulla tangenziale

Cocaina purissima venduta a automobilisti e giovani a piedi. Un arresto

Il via vai giornaliero di decine e decine di auto e di ragazzi a piedi era decisamente sospetto. Quattro frecce accese, un paio di minuti di sosta al massimo, qualche banconota che passa velocemente di mano in mano. E poi via, il più in fretta possibile.

Se n'è accorto il preside di una scuola della zona; se ne sono accorti gli investigatori del commissariato Lambrate. Che il dirigente scolastico ha lasciato sostare sulle scale antincendio dell'istituto «Sacro Cuore» per controllare quel singolare andazzo, che comunque non riguardava i suoi studenti. In ogni caso doveva trattarsi di una questione attraente e lucrosa. E la droga era in cima ai sospetti della polizia.

Rampa di accesso della tangenziale est, Segrate. Una storia complessa quella dello spaccio «al volo». Un rifornimento di cocaina che funziona come un distributore automatico: paghi, afferri e te ne vai. Ovvio che la scelta dell'entrata di una strada a scorrimento veloce può rivelarsi redditizia come un drive in allucinogeno.

Lo spacciatore arrestato - un marocchino 35enne, clandestino e con precedenti specifici (il suo complice è riuscito a fuggire) - aveva addosso circa 70 grammi di cocaina di buona qualità, divisa in 77 dosi e poco meno di 300 euro in contanti. Secondo la polizia il giro di affari fruttava almeno 2.500 euro al giorno, con ovvi picchi il venerdì e sabato sera, fino a raggiungere una media settimanale di 20mila euro circa. Le dosi in palline erano da mezzo o da un grammo, vendute a 40 e 80 euro. Le indagini degli investigatori del commissariato Lambrate, sono iniziate a maggio 2016 dopo un esposto con cui un residente segnalava code sospette all'uscita di Segrate. A gennaio di quest'anno, poi, in un commento sulla pagina Facebook della questura di Milano, in relazione a un post di un arresto per droga fatto in un'altra zona di Milano, stavolta era una residente che parlava di «spaccio nelle vicinanze di un palazzo di cristallo» che un tempo ospitava un'azienda e ormai in disuso. È a quel punto che nell'indagine si è inserita anche la segnalazione del preside.

L'area dell'uscita di Segrate era stata divisa in 7 zone, ciascuna aveva un soprannome con cui gli spacciatori le indicavano ai propri clienti: «divano» per via di un divano abbandonato, «ruota», e cosí via. A gestire lo spaccio c'erano molti maghrebini, ciascuno con un compito preciso. Un ruolo chiave quello del complice fuggito, che era una sorta di «callcenter»: riceveva le chiamate dal marocchino che lo avvisava quando arrivava sul posto e in quale delle zone si trovava. Su un secondo cellulare si faceva chiamare dai clienti che, saputa la zona, andavano a comprare la droga.