«Su queste mie Nozze c'è l'ombra di Strehler»

Il regista Wake-Walker presenta l'opera di Mozart che va in scena il 26: «Adatta all'oggi»

Piera Anna Franini

«La Scala ha tanti fantasmi. Ma io ne ho uno in particolare. È Giorgio Strehler». È la confessione di Frederic Wake-Walker, giovane regista, rivelazione della scena inglese, che firma la nuova produzione de Le Nozze di Figaro, in scena alla Scala dal 26 ottobre. Un'operazione non da poco. Vive e perdura il fantasma delle Nozze leggendarie che Giorgio Strehler firmò nel 1981 e che poi vennero riprese altre 68 volte: nel dna scaligero, dunque.

Che fare dopo tanto carico di storia? Il sovrintendente Alexander Pereira ha chiamato un regista emergente, un cast superbo con grandi nomi su non si discute. E ha affidato la cucina del tutto al direttore mozartiano Franz Welser-Most: una bacchetta più volte a Milano, ma al suo debutto operistico alla Scala. «Queste Nozze hanno una storia scaligera intensa. Sono state dirette da Abbado, Muti... però non bisogna spaventarsi per questo passato importante, bisogna andare avanti» spiega. «Un capolavoro è tale se sa confrontarsi con nuove letture e interpretazioni», dice Welser-Most, direttore dell'Orchestra di Cleveland e fino a due anni fa della Staatsoper di Vienna, due ruoli che non gli hanno consentito di essere presentissimo - o almeno come avrebbe voluto - alla Scala. E chiude ricordando che con le Nozze emerge in tutta la sua forza «lo spirito umanistico di Mozart, un qualcosa di cui oggi abbiamo tanto bisogno. Il monito è che dobbiamo rispettarci l'un l'altro. Il valore spirituale e umanistico di questa opera non ha paragoni, e sono proprio i personaggi femminili che ci traghettano in questa direzione».

Al che, interviene la punta massima di questo cast, Diana Damrau, soprano-beniamino della Scala. Brava, seria, simpatica e intelligente. Diva dei nostri tempi. «Vedrete, alla fine dell'opera c'è una sorpresa per tutti. Lo spettacolo chiuderà in un luogo completamente diverso» osserva. Non si intende svelare granché della produzione ma per certo si sa che dialoga o comunque cita, qui e là, quella di Strehler. Alcuni elementi scenici verranno citati, una sedia strehleriana, per esempio.

Il regista sottolinea come il suo spettacolo tenga conto della storica produzione, ma allo stesso tempo - ha spiegato - «bisogna fare passi ulteriori. È necessario un dialogo con i nostri tempi. È un'opera del Settecento, ma la stiamo guardando ora. Dobbiamo tener conto del pubblico di oggi». Come? «Uso tecniche basate su elementi di discontinuità sia visiva sia uditiva. In questo mi aiuta la compagnia di canto che sta lavorando con vitalità e naturalezza. E comunque, già il teatro di Mozart tiene in gran considerazione il pubblico. Spesso ci rivolgiamo al pubblico in modo diretto. Vedrete».

La Prima rappresentazione del 26 ottobre sarà trasmessa in diretta radiofonica su RAI Radio3 mentre la recita del 2 novembre sarà trasmessa in diretta televisiva su RAI 5 e in diretta cinematografica.