«Un'officina delle idee per le Gallerie d'Italia»

Il neodirettore Beni Culturali di Intesa Sanpaolo rilancia il grande progetto del polo museale: «Diventerà un luogo aperto ai talenti e alla città»

Dopo la soddisfazione non da poco di aver inaugurato il primo padiglione di Expo, il «Waterstone», Intesa Sanpaolo rilancia il suo grande Progetto Cultura; quello che, con le Gallerie d'Italia di piazza Scala, ha portato aria nuova sotto la Madonnina. Da qualche settimana al timone della grande collezione dell'Istituto di credito e dei tre poli museali (Napoli e Vicenza oltre a Milano) è stato nominato il torinese Michele Coppola, una vasta esperienza anche nel settore pubblico come assessore alla Cultura della Regione Piemonte e già membro del cda della Venaria Reale, del Museo Egizio e della Film Commission di Torino. Tra i suoi compiti ci sarà quello di dare nuovo slancio a un progetto di cui proprio Milano è ormai capofila.

La sua esperienza pubblica in una regione virtuosa come il Piemonte rafforzerà le sinergie tra le Gallerie d'Italia e la città di Milano?

«Spero di sì, anche se ho già trovato un terreno molto fertile nei rapporti con le istituzioni. Basti pensare al contributo fondamentale che Intesa Sanpaolo ha offerto nel concorso per la valorizzazione di Piazza Scala e che ha già un progetto vincitore, quello del gruppo di progettisti guidato da Pierpaolo Tonin. E vorrei anche ricordare che a settembre restituiremo alla città la casa del Manzoni...».

Le Gallerie d'Italia, con i suoi 140mila visitatori annui, sono ormai un fiore all'occhiello per Milano. Che idee ha in mente per il futuro?

«Quella di trasformarle davvero in un luogo aperto ai cittadini. Un percorso, beninteso, già avviato e che non si limita certo alle mostre ma si allarga alle tante attività trasversali di cui il polo museale è ormai un palcoscenico. Da Bookcity a Pianocity fino al Salone del Mobile, le Gallerie sono un soggetto propositivo che interagisce con le più importanti manifestazioni culturali milanesi. Per non parlare dei laboratori per le scuole primarie e secondarie. Ma si può fare di più».

Ad esempio?

«Dobbiamo dare corpo a quella che abbiamo definito l'Officina delle idee, ovvero un'attività costante nella promozione di talenti. A Firenze stiamo finanziando un team di giovani storici dell'arte in un progetto di digitalizzazione dell'archivio degli Uffizi. Per Milano penso a un grande progetto per la creatività a 360 gradi che coinvolga le accademie».

A Waterstone ospitate attori, artisti e orchestrali. Alla fine di Expo calerete altri jolly?

«Beh, il primo sarà a novembre con la più grande mostra di Francesco Hayez che ci sia mai stata in Italia. Poi, per Natale, stiamo lavorando a una nuova strenna per i milanesi: un capolavoro internazionale da vedere in Sala Alessi dopo quello dello scorso anno, la Madonna Esterhazy di Raffaello».

Un intervento determinante il vostro dopo l'uscita di Eni. Ora a Milano è partita una corsa tra banche, da UBS a Unicredit, a giocare un ruolo nella cultura.

«Mi fa solo piacere, ma ricordo che il nostro istituto ha un background di decenni in questo campo e in tutt'Italia. Cito per tutti il progetto “Restituzioni“ avviato negli anni '80 con il restauro di opere pubbliche e che periodicamente presentiamo in mostra. Nel 2016 anche a piazza Scala esporremo 15 opere recuperate e provenienti da Brera, Museo del Duomo e altre istituzioni. Solo per questo progetto abbiamo investito 200mila euro. E continueremo su questa strada».