«Vita notturna e regole» I negozianti vogliono il piano del commercio

Da rivedere alcol e distanze minime tra gli esercizi. E il Pirellone vota il primo stop agli ipermercati 


Sabrina Cottone

Regolamentare le aperture dei pubblici esercizi e vietare la somministrazione di alcool per l'asporto dopo le 22. «Ordinanze e divieti non servono, ma la totale deregulation può favorire la devianza» dice Lino Stoppani, presidente del Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi. «Esiste una buona e una malamovida, che come l'erba cattiva scaccia quella buona. Tutti siamo d'accordo che la malamovida non si combatte con divieti e a botte di ordinanze perché la libertà personale non può essere ingabbiata. Però è necessaria una certa regolamentazione», dice Stoppani.
I commercianti a Milano sono ripartiti alla carica perché il Comune approvi il regolamento sui pubblici esercizi. E tra le richieste c'è anche quella di regolamentare la vendita di alcol dopo una certa ora da parte degli artigiani, dei negozi e dei distributori automatici, proprio per fermare la filiera dell'alcool, vera bomba della malamovida. Si definiscono «artigiani», nel linguaggio tecnico di ordinanze e regolamenti, tutti i locali in cui si compra da bere o da mangiare senza consumare i prodotti.
Un altro tema forte è la distanza da fissare tra un locale e l'altro. Attualmente, la liberalizzazione avviata nel '98 dà la possibilità ai commercianti di aprire dove vogliono senza alcun limite: il risultato in alcune zone è stata l'eccessiva concentrazione di locali.
Già la giunta Moratti aveva cominciato a mettere mano a un regolamento che in sette zone calde della città regolamenta le nuove aperture. Tra le norme principali, una certa distanza obbligatoria tra un esercizio e l'altro. Se il regolamento fosse entrato in vigore, all'Arco della Pace non sarebbero stati aperto otto locali dello stesso tipo in pochi metri quadrati. Caduta la passata giunta, è decaduto anche il regolamento. Ora i commercianti spingono perché venga approvato dal consiglio comunale, dove dovrebbe arrivare a settembre.
Anche in Regione il tema dei negozi è di grande attualità e martedì arriverà in aula lo stop temporaneo ai nuovi centri commerciali. «In sei mesi vogliamo riscrivere le regole del commercio in Lombardia» dice il leghista Angelo Ciocca, presidente della Commissione attività produttive della Regione, dopo l'approvazione all'unanimità del progetto di legge che prevede la sospensione fino al 31 dicembre 2013 di nuove autorizzazioni all'apertura di grandi strutture di vendita e le richieste di ampliamento. La moratoria riguarda anche gli interventi previsti in accordi di programma promossi dalla Regione.
Restano da discutere richieste di deroghe arrivate dal Pdl sulle opere legate all'Expo 2015 e sugli ampliamenti già richiesti dai centri commerciali (tema che riguarda una o due realtà). Nel progetto di legge che andrà in discussione in consiglio regionale nella seduta di martedì 25 giugno, la moratoria riguarda anche tutte le domande presentate e ancora in corso di valutazione. Sarà il nuovo testo di legge a disciplinare come autorizzare le nuove autorizzazioni.