Boris Johnson vola nei sondaggi. May distanziata di venti punti

Cittadini britannici sempre più insoddisfatti dalla leadership di Theresa May. Secondo un recente sondaggio, la maggioranza degli elettori preferirebbe Boris Johnson alla guida del Paese, invece dell’attuale premier

Boris Johnson sempre più apprezzato dai cittadini britannici per le sue posizioni euroscettiche. In base a un recente sondaggio, la maggioranza degli elettori preferirebbe l’ex Ministro degli Esteri alla guida del Paese, invece della premier Theresa May. Il distacco tra i due sarebbe di quasi venti punti percentuali. Soltanto un cittadino su dieci, inoltre, approverebbe l’accordo sulla Brexit concluso dalla May con i vertici Ue.

La rilevazione effettuata da YouGov per il quotidiano The Times ha evidenziato una profonda disaffezione dei Britannici nei confronti della premier. Soltanto il 16 % degli intervistati approverebbe l’operato di quest’ultima, mentre il 34 % vorrebbe vedere Boris Johnson al numero 10 di Downing Street. Il restante 50 % di elettori sarebbe costituito da coloro che vogliono il laburista Corbyn quale nuovo Primo Ministro, dai sostenitori di Nigel Farage e dagli indecisi. Secondo i sondaggisti, il principale motivo del “crollo” di popolarità subito dalla May sarebbe l’arrendevolezza dimostrata dalla premier nel corso delle trattative con le istituzioni europee sulle modalità di recesso della Gran Bretagna dall’Unione. Soltanto un cittadino su dieci, infatti, considererebbe positivo l’accordo sulla Brexit siglato dal Governo di Londra con Bruxelles, mentre circa la metà degli intervistati sostiene che l’intesa raggiunta produrrà “danni irreversibili” per l’economia nazionale. Boris Johnson, non avendo mai tradito la causa della “hard Brexit”, viene visto dai sudditi di Sua Maestà come un politico coerente e fiero. L’ex Ministro degli Esteri, a differenza della May, avrebbe le idee chiare circa il ruolo del Regno Unito nel mondo di domani. La volontà di Johnson di ripristinare il prestigio goduto dal Paese al tempo della regina Vittoria e di recidere ogni legame con Bruxelles in nome di un rinnovato “splendido isolamento” avrebbe fatto decisamente presa sull’opinione pubblica nazionale.

Il sondaggio ha anche evidenziato il fatto che, se si dovesse tenere un secondo referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Ue, il 51 % dei cittadini voterebbe contro la Brexit. Tale mutamento di opinione rispetto alla consultazione del 2016 sarebbe dovuto alle incertezze nutrite dai Britannici sulla stabilità finanziaria e occupazionale del Paese, incertezze alimentate dall’incapacità del Governo di mantenere una linea negoziale chiara durante le trattative con l’Unione. Sostenendo a intermittenza le ragioni degli “hard Brexiteers” e quelle dei promotori di un divorzio “soft”, la May avrebbe trasformato in un vero e proprio “pantano” un negoziato partito sotto i migliori auspici. Votare contro la Brexit in un ipotetico secondo referendum, ad avviso degli analisti, rappresenterebbe una protesta eclatante dei sudditi di Sua Maestà all’indirizzo di un Esecutivo incapace di assicurare alla nazione il benessere promesso all’indomani della vittoria del “Leave” nel 2016.

Relativamente alle intenzioni di voto, il sondaggio ha evidenziato la profonda sfiducia della popolazione nei riguardi delle forze politiche tradizionali. I partiti maggiori subirebbero una inarrestabile erosione di voti qualora dovessero comparire sulla scena politica nuovi attori. Il movimento di destra alla nascita del quale starebbero lavorando Nigel Farage e Steve Bannon, infatti, dovrebbe ottenere, alle prossime elezioni, più di un terzo dei consensi. Secondo i sondaggisti, il nuovo partito ideato dall’ex leader Ukip e dall’ex consigliere di Donald Trump sarebbe in grado di conseguire il 38 % dei suffragi, sottraendo così milioni di voti ai tory e ai laburisti. Circa un quarto dei Britannici, inoltre, sarebbe favorevole a votare per una formazione politica dichiaratamente anti-immigrati e anti-Islam.

La crescente sfiducia della popolazione verso l’esecutivo May è stata rilevata proprio nei giorni in cui le autorità britanniche hanno iniziato ad adottare una linea meno conciliante nei confronti di Bruxelles. Dominic Raab, Ministro per la Brexti, ha infatti recentemente avvertito i vertici Ue che se questi ultimi non dovessero concedere alla Gran Bretagna relazioni commerciali privilegiate con i Paesi membri del mercato comune continentale, Londra si rifiuterebbe di pagare il “conto” della Brexit. In base all’accordo siglato tra la May e la Commissione, l’uscita di Londra dall’Unione dovrebbe divenire effettiva mediante il versamento, da parte di Downing Street, di 39 miliardi di sterline. Tale versamento sarebbe a rischio qualora i rappresentanti dell’Unione dovessero adottare un atteggiamento punitivo verso il Governo di Sua Maestà.