Isole contese, il governo di Tokyo convoca l'ambasciatore cinese

Il ministro degli esteri Kishida: "I tentativi cinesi di cambiare lo status quo nell'area delle Senkaku è inaccettabile". Pechino: "Navi militari nel mar cinese? solo per sorvegliare e tutelare i nostri pescherecci"

Dopo le parole, arrivano i fatti. Il ministro degli Esteri giapponese ha convocato l’ambasciatore cinese per la (eterna) questione delle isole contese delle Senkaku, l’arcipelago del Mar cinese disabitato ma ricchissimo di risorse naturali che da qualche secolo fa litigare Cina, Giappone e Taiwan.

Qualche giorno fa il governo giapponese aveva annunciato di voler chiedere spiegazioni a Pechino circa l’aumento esponenziale di navi cinesi nell’area contesa e, puntuale, è arrivato la convocazione del ministro Fumio Kishida all’ambasciatore Cheng Yonghua.

Il ministro ha ripetuto il punto di vista di Tokyo: le motovedette e le unità navali riconducibili a un impeigo militare devono immediatamente lasciare l’arcipelago, la loro presenza contribuisce a rendere incandescente la situazione tra i due Paesi. Secondo il ministro, poi, l’ennesimo tentativo unilaterale da parte di Pechino e finalizzato al sovvertimento dello status quo è da considerarsi, per il Giappone, atto inaccettabile.

L’ambasciatore cinese ha espresso all’esponente del governo guidato da Shinzo Abe il punto di vista di Pechino: è vero che le motovedette sono aumentate di numero nel Mar cinese orientale, ma se ciò è accaduto è solo per tutelare e sorvegliare le flottiglie mercantili e i pescherecci che hanno visto aumentare di colpo la loro attività nelle acque antistante l’arcipelago deserto. E ha spiegato pure che questo è da considerarsi come uno sforzo del governo cinese proprio per evitare complicazioni in una situazione già abbastanza complessa. Ha rinnovato poi i suoi auspici affinché la crisi possa rientrare presto e grazie (solo) al lavoro di politica e diplomazia.

Al cuore della questione c’è stato lo sconfinamento di almeno due navi militari cinesi in acque territoriali giapponesi e la presenza, complessivamente, di tredici unità della Marina davanti alle Senkaku. Come si apprende dalla Guardia Costiera giapponese, le due unità della Marina di Pechino non solo avrebbero sconfinato ma avrebbero ignorato a bella posta “numerosi avvertimenti” a lasciare le acque sottoposte alla sovranità di Tokyo. Ad inquietare il Giappone, però, ci sarebbe stato un dettaglio che non è da sottovalutare: alcune delle imbarcazioni della marina cinese erano armate e questo dettaglio, contestato dalla Cina, dona una luce sinistra all'episodio.

Commenti

blackindustry

Mer, 10/08/2016 - 11:27

Come al solito, dove ci sono comunisti (o altrove nel mondo musulmani) ci sono problemi e conflitti.