Movida, commercianti: "No a nuovi negozi ma locali di qualità"

Ai commercipanti piace la proposta del Comune: &quot;Ma valga anche per i kebab&quot;. <a href="/a.pic1?ID=455057" target="_blank"><strong>I comitati</strong></a>: &quot;Ora è troppo tardi e i bar già aperti si fanno la guerra

I gestori dei locali dicono sì alla proposta lanciata su queste pagine dall’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi che fissa un tetto massimo ai locali nella zona della movida in funzione al numero di abitanti. «Parole sante», commenta Lino Stoppani presidente di Epam, l’associazione milanese dei pubblici esercizi: «Non posso che essere d’accordo per due diversi ordini di motivi: la valorizzazione delle nostre attività e il restyling della nostra immagine pubblica». La proposta che fa gioco alla categoria cade a solo un mese di distanza della pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale della direttiva dei servizi Bolkestein che va nella direzione di un’ulteriore liberalizzazione delle attività commerciali. Mettere un freno alla liberalizzazione, che rischia pericolosamente di sconfinare nella deregulation, non può che essere accolta a braccia aperte dalla categoria: «Siamo favorevoli all’idea di fissare un limite all’apertura di nuovi locali - spiega Stoppani, patron di Peck -. Non solo perché consente di valorizzare le attività che già ci sono, e questo va chiaramente a nostro vantaggio, ma anche perché permette di garantire la qualità a tutti i livelli. Certo, il discorso deve valere per tutti anche per quei locali classificati come artigiani, ovvero kebab e pizzerie al trancio, che non sono sottoposti alle stesse regole dei pubblici esercizi».
Bene dunque, ma con un accorgimento: il limite alle licenze non può collidere con il principio della libera impresa. Ecco allora che sarà necessario ragionare in termini, per esempio, di punteggio: «Il Comune dovrebbe organizzare il nuovo regolamento per i pubblici esercizi - spiega ancora Stoppani - sulla base di criteri qualitativi, o meglio di valutazione dell’impatto ambientale. Ecco allora che se i locali saranno perfettamente insonorizzati, avranno una saracinesca “con silenziatore“, saranno in grado di garantire un certo numero di posti auto e un servizio di “sorveglianza“, avranno diritto ad avere la licenza, e viceversa». Insomma l’importante è non criminalizzare la movida. E qui vediamo al secondo punto della questione: la limitazione dell’apertura di nuovi esercizi infatti permette alla categoria di rifarsi un’immagine. «Noi siamo sempre visti come criminali e maleducati - commenta Alfredo Zini, vicepresidente di Epam - invece è giusto tenere conto del valore della importanti funzioni che i locali svolgono in termini di educazione alimentare, socializzazione, presidio del territorio, sicurezza, pulizia. E non dimentichiamo il ruolo fondamentale che rivestono per il turismo, non dobbiamo dimenticarlo, anche in vista di Expo». Barcellona è diventata quello che è proprio grazie ai suoi locali e alle ramblas.