Il Napoleone milanese al «Teatro sotto casa»

«Credo sia un modo davvero politico, e sano, di fare teatro. È come quando vai a lavorare negli ospedali, cercando di portare quest’arte laddove non arriva».
Sergio Bini, ben più noto come Bustric, sposa senza indugi e con entusiasmo la ripresa di un progetto molto caro al Franco Parenti: il Teatro sotto casa. Cioè un tour cittadino tra piccole sale di zona - se ne contano nove, tante quante le circoscrizioni milanesi - per portare l’arte del palcoscenico ad un pubblico diverso dal solito.
«A me è capitato di recitare ovunque, anche in quelle sudamericane ospitate in edifici modulari che sembrano locali di isolamento - prosegue l’attore -. Ogni iniziativa mirata a un pubblico che forse non andrebbe a teatro mi pare più che degna. In questo caso, poi, c’è anche l’occasione di far emergere la relazione tra un luogo e la sua storia, e credo che questo possa far piacere al pubblico».
Il luogo è Milano e la storia è quella del generale Bonaparte, raccontata in Napoleone magico imperatore. Spettacolo che torna sui palchi meneghini un anno dopo la sua messa in scena, sempre al Franco Parenti. Dopo il debutto di ieri sera al teatro Santo Domingo (zona 2), tocca oggi al centro Asteria (zona 5); il tour si chiuderà il 17 marzo al teatro Delfino (zona 5).
La relazione tra Milano e Napoleone è anche la novità principale nella traccia dello spettacolo. «Vista la possibilità di girare tra realtà locali, con Andrée Ruth Shammah abbiamo pensato di concentrarci su cosa il generale ha fatto quando si è trovato a governare la città - racconta Bustric -. Ci sono quindi riferimenti alla battaglia di Lodi, alla sua incoronazione nel Duomo, al fatto che grazie alla sua promessa, poi non mantenuta, di finanziare i lavori è stata rifatta la facciata del Duomo stesso in soli sette anni». Uno spaccato, anche poco noto, del Napoleone meneghino che si insinua nel ritratto già proposto da Bustric l’anno scorso. Dove accanto agli episodi celebri dell’epopea bonapartesca - la campagna d’Egitto, la Russia - emergono schizzi di un Bonaparte anche geniale. «Amava la matematica, inventò anche un teorema - prosegue l’attore, che è anche regista dello spettacolo -. Questo aspetto mi ha consentito di proporre repliche al Festival della Scienza di Genova, quindi di arricchire il testo con spunti offerti dalle occasioni che mi si presentano. Come accade adesso qui a Milano».