Negli istituti superiori la metà degli studenti salta l’ora di religione

Ma in tecnici e professionali assenti anche 7 su 10. La Diocesi: «Insegnamento mal programmato. Chi rinuncia alla nostra proposta perde un’ora di cultura»

Gli studenti all’ora di religione nelle scuole milanesi: «C’è una sostanziale tenuta», dice don Michele Di Tolve responsabile dell’ufficio della curia dell’Irc (Insegnamento religione cattolica). I dati lo dimostrano: un leggerissimo calo di iscritti alla scuola dell’obbligo (meno 0,1%), ma di contro un incremento alle superiori (più 0,9%).
La situazione più critica riguarda la città dove, sempre secondo le statistiche, coloro che scelgono di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica sono sempre meno rispetto al resto della diocesi ambrosiana che comprende non solo l’hinterland, ma anche le aree delle province di Lecco, Varese e porzioni di provincia di Como e Pavia. Il fenomeno ha dimensioni vistose soprattutto alle superiori dove mediamente uno studente su due non è in classe quando entra il docente di religione, in particolare ai professionali e ai tecnici questo rapporto cala ulteriormente: in classe solo uno su quattro. Secondo don Di Tolve la colpa è anche della scuola. «La prima ragione – dice – è il fatto che la lezione di religione viene programmata spesso alla prima a all’ultima ora. Si dice per favorire chi viene da lontano per raggiungere la scuola, quindi può tornarsene a casa più agevolmente. Una tendenza che viene talora sollecitata dagli stessi insegnanti»: Non va meglio nemmeno negli istituti milanesi dove la lezione è distribuita all’interno dell’orario giornaliero. Di Tolve: «Le scuole – denuncia – raramente prevedono delle lezioni alternative. I presidi dicono che non hanno soldi per promuoverle, quindi lasciano che i ragazzi se ne vadano in giro per la città. Basta guardare quel che succede: sciami di ragazzi e ragazzi che d’inverno invadono i supermercati e i bar, e quando il tempo è clemente stanno nelle piazze e nei giardini. Eppoi ci si lamenta se aumenta il disagio giovanile e la dispersione scolastica. Basti pensare a quel che succede nei professionali: il 45% dei ragazzi che si iscrivono in prima classe non arrivano al diploma. Nella migliore delle ipotesi vengono recuperati dai centri il formazione professionale che per fortuna oggi sono luogo in cui possono adempiere all’obbligo scolastico. Qui c’è anche l’insegnamento della religione cattolica, con indici di adesione decisamente positiva. Ma si tratta pur sempre di un recupero parziale, perché la maggior parte si perdono per strada. Per loro si prepara un futuro drammatico, senza prospettive significative».
Per il religioso della curia è urgente pensare a una diversa via d’uscita: «Deve essere chiaro che chi rinuncia alla nostra proposta perde un’ora di cultura. Allora ha ragione il nostro cardinale quando dice: “Occorre costruire un’alleanza tra le agenzie educative”. Solo così andremo incontro ai bisogni di crescita dei nostri ragazzi».